DAL QUILT… ALL’ART QUILT (Prima parte)

di Maria Rosaria Roseo  – UN PO’ DI STORIA 

La domanda che mi sono posta è: quando il quilt tradizionale assume nuove forme e si inizia a parlare di art quilt?

Di un argomento tanto vasto e ricco di variegate opinioni, non sarò certamente io a dare  una trattazione esaustiva o accademica. Mi limiterò ai tratti salienti che spero, possano essere anche i più interessanti.

Secondo Robert Shaw, uno dei maggiori esperti di storia del quilt contemporaneo e tradizionale  americano e autore di apprezzati  libri sull’argomento, il quilt della tradizione si è evoluto in forma d’arte, a partire dagli anni ’60 del novecento.

Nel periodo della contestazione giovanile si cercavano alternative ad una società percepita come moralmente corrotta, vittima dell’iniquità sociale ed economica, fondata sulla burocrazia, il carrierismo  e il conformismo culturale.

Negli Stati Uniti, nel decennio che va dagli anni ’60  ai primi anni ’70, prese piede il movimento “Back to the Land”, il quale professava l’abbandono delle città in favore del ritorno ad uno stile di vita semplice, rurale, aderente ai valori dell’anti-consumismo.

Tipico di quest’epoca fu il risveglio dell’interesse verso le attività artigianali, la riscoperta delle arti tradizionali bollate come antiquate e, soprattutto, delle c.d. “arti minori”.

La mobilitazione femminista di quel periodo inoltre, portò alla rivalutazione delle attività femminili e al riconoscimento della loro influenza all’interno della struttura sociale.

Gli storici iniziarono a riconfigurare  il ruolo della donna nella società e nell’arte americana. Per la prima volta i quilts tradizionali vennero letti come “documenti  che incarnavano i valori e la storia di migliaia di donne”, creatrici silenziose.

Le “trapunte della nonna” diventarono oggetti da collezione apprezzati per la loro storia, il design e la tecnica.

Ci fu un ritrovato interesse per questo settore dell’artigianato e migliaia di donne  (e pochi uomini) cominciarono nuovamente a fare trapunte .

Inizialmente la ripresa si orientò alla semplice riproduzione di modelli  classici ma, sebbene l’approccio non tradizionale al quilting non attraesse l’attenzione dei più fino alla fine degli anni ’70, un gruppo di artisti iniziò a sperimentare e creare disegni originali e moderni già alla fine degli anni ’50.

La più importante quiltmaker  di quel periodo fu Jean Ray Laury ( nata il 22 Marzo 1928 e deceduta il 2 Marzo 2011) , artista,  accademica e designer. I suoi lavori sono stati esposti in molti Musei degli Stati Uniti. Ha pubblicato più di trenta libri ed insegnato a moltissimi studenti.

Le sue trapunte uscivano dagli schemi del quilt classico; questa artista disegnava i propri lavori basandosi sulle esperienze personali, sulla vita quotidiana, usando un linguaggio semplice, incisivo ed innovativo. Il manifesto del suo lavoro  è rappresentato dal famoso  “Tom’s Quilt”, realizzato per la tesi al Masters in Arte alla Stanford University.

Oggi guardandolo ci sembra un lavoro tradizionale, ma a quel tempo rappresentò un momento di rottura e forte innovazione rispetto ai modelli dei quilts classici.

Nel “Tom’s Quilt”, sono raffigurati gli oggetti di uso quotidiano  amati dal figlio dell’artista, allora bambino.

Questo art quilt venne definito da Roxa Wright, caporeddattore per House Beautiful,  e giudice di molte mostre di quilt:

“Una deliziosa, trapunta del tutto non ortodossa…..  una fresca brezza… il primo quilt contemporaneo che avessi mai visto, realizzato con successo,  ma molto più semplice e più diretto nella tecnica  rispetto alle tante trapunte tradizionali e belle presenti nella Mostra.”

La  Laury  dichiarava: “Mi piace fare trapunte che si ispirano alla vita di tutti i giorni, alla politica, alle questioni femminili… i grandi argomenti di interesse sociale e l’ umorismo sono  sempre parte del mio lavoro. Questo coinvolgimento personale è ciò che mi porta al quiltmaking e mantiene viva la mia passione“.

Citando l’artista: ” i disegni tradizionali (oggi) non soddisfano più le nostre esigenze… se possiamo mantenere  l’integrità strutturale del quilt tradizionale  e aggiungere un approccio contemporaneo al colore e alla progettazione, otteniamo una trapunta che è fusione di passato e presente”.

Secondo Robert Shaw, la dichiarazione della Laury può essere interpretata come il Manifesto dell’Art Quilt.

Oggi, J.R. LAury viene considerata da molti artisti contemporanei la madre dell’art quilt.

Tra i pionieri del quiltmaking moderno, una artista di spicco, una  dei più influenti fu Radka Donnel .  Pittrice di formazione accademica, iniziò ad adottare il quilt come mezzo di espressione della propria arte. La Donnel iniziò a fare trapunte nel 1965 e il design dei suoi lavori rimane unico ancora oggi .

La Donnel lavorava in modo rapido ed intuitivo, usando tessuti di ogni tipo, anche stoffe di abiti. I suoi quilt sono una combinazione, mai casuale, di stampe vivaci e vivide tinte unite, sono quadri in tessuto, mosaici di forma irregolare  destinati ad evocare sentimenti e stati d’animo contrastanti.

Mentre l’approccio della Laury era volutamente freddo e semplice, le intenzioni della Donnell erano intellettuali e spirituali.

I lavori decisamente non tradizionali di Radka Donnell influenzarono, negli anni’70, molti giovani artisti tra cui Michael James, Nancy Halpern, Molly Upton e Susan Hoffman.

La sua Mostra del 1975 (con Susan Hoffman e Molly Upton) all’Harvard University’s Carpenter Center for the Arts, segnò una svolta importante per il quilt contemporaneo. Infatti, per la prima volta, le trapunte contemporanee venivano mostrate in un ambiente tanto prestigioso come una Galleria d’Arte, riconoscendo lo status di artista a coloro che utilizzavano la trapunta come strumento espressivo della propria creatività.

Un’altra artista importante ma  relativamente poco conosciuta è Joan Lintault. 

Laureata presso la State University of New York a New Paltz nel 1960 con una laurea in Educazione Artistica, la Lintault ha inoltre conseguito il Master of Fine Arts di ceramica alla Southern Illinois University nel 1962.

Anche lei iniziò a fare trapunte nel 1965 allontanandosi fortemente dallo stile tradizionale .

Come conseguenza del suo background artistico diceva, “ho voluto usare tutte le competenze artistiche  che mi sono state  insegnate, utilizzando il filo come linea, il tessuto come forma e il colore come [vernice] “. E, aggiunge,“non ho mai capito perché c’è questo profondo pregiudizio contro gli artisti che utilizzano il tessuto e le fibre tessili come forma espressiva “.

Fine prima parte