WORKING IN A SERIES

Quando la versatilità è nemica dell’artista…

di Maria Rosaria Roseo

Circa un anno fa, partecipando ad uno dei corsi di  Katie Pasquini Masopust, ho iniziato a capire (iniziato sì, perché il percorso è lungo e non privo di difficoltà interpretative), cosa si intende con l’espressione “working in a series” e perché sia così importante e anche complicato seguire questo concetto.

Quando un artista ( no, non è il mio caso certo! Ma poiché sono naturalmente curiosa, non mi fermo alla superficie delle cose) realizza dei lavori che desidera vengano apprezzati e riconosciuti, non dovrebbe cadere vittima della versatilità. Quindi? Meglio la ripetitività? Vien da rispondere.  No. Adesso mi spiego meglio.

Quando si fa arte, lo si fa non solo per se stessi. Gli artisti, o gli aspiranti tali, lo fanno sperando di trovare estimatori e acquirenti per i propri lavori.

Ma per poter ottenere l’attenzione del pubblico, è necessario essere riconoscibili, avere uno stile distintivo e quindi realizzare un corpo di lavoro coeso che appaia come un unicum.

Rouen Cathedral paintings by Claude Monet

Rouen Cathedral paintings by Claude Monet  

La versatilità

Se un artista ha un approccio sempre diverso alla propria arte, in termini di stile, soggetti, filosofia, tema o argomento e quindi realizza lavori tutti slegati uno dall’altro, si può dire che è versatile. Ogni lavoro costituisce un oggetto a sé stante.

Perché è necessario essere riconoscibili più che versatili

Quando l’approccio all’arte non ha un filo conduttore comune a più lavori, è difficile, per il pubblico, capire cosa l’artista voglia dire. Gli spettatori sono sopraffatti dalla varietà di immagini e temi e non hanno l’energia di analizzare ogni singolo pezzo, sono inondati da informazioni diverse e complesse , sono messi davanti a troppe scelte.

Il risultato è la confusione, la frustrazione e la rinuncia a comprendere ciò che guardano.

Se le opzioni sono troppe e variegate, non si  riesco a cogliere cosa ci piace e cosa no.

Lo scopo del “working in a series” però, non è condannarsi alla perpetua ripetizione asfittica dello stesso lavoro. Si tratta di esplorare e affrontare idee, composizioni e argomenti in maniera sempre più approfondita.

Avere una varietà di prospettive intorno allo stesso fulcro.

Guardare il proprio lavoro al microscopio e trovare sempre nuove sfumature in ogni opera della stessa serie.

Come dice Alan Bamberger, noto consulente e perito d’arte, lavorando sullo stesso tema in più opere, l’artista ne scopre il dettaglio, lo esplora e riesce, in sostanza, ad esprimere il proprio messaggio in modo più incisivo e compiuto. Dimostra che ha molto da dire.

Lo stesso concetto estrinsecato in più lavori  fa ottenere un effetto cumulativo e ampliativo del tema stesso. Cosa che non si può avere con un’ opera isolata. Un’opera isolata è solo un inizio.  L’inizio di un viaggio o un vicolo cieco? La serie dimostra il contenuto e rafforza le capacità creative.

Gli spettatori, di conseguenza, faranno poca fatica a  comprendere il messaggio estetico, perché il corpo unico fornirà risposte complete, diventando uno stile distintivo . Un marchio. Un’esperienza.

Il pubblico si sentirà coinvolto in un percorso visivo più ampio, un viaggio che fornirà informazioni coerenti ed immediate sull’artista e i suoi lavori.

Knots Series – Judy Kirpich ( la serie è composta da più lavori)

Perché non a tutti piace lavorare realizzando un corpo di lavoro coeso

Non tutti gli artisti amano lavorare creando opere consequenziali.

Molti lo trovano noioso e un po’ frustrante.

Altri invece cercano di produrre “opere per tutti i gusti”, che possano cioè, nella loro varietà, soddisfare le esigenze estetiche di un’ampia fetta di pubblico, sperando, in tal modo,  di vendere più facilmente.

 

Dalla teoria alla pratica: istruzioni per l’uso…

Fin qui tutto bene.  Ma come si fa, materialmente a realizzare tanti lavori che costituiscano  un unicum?

La verità è che non è affatto semplice rispondere a questa domanda. Non ci sono regole assolute a cui attenersi. Le opinioni sono molte e a volte discordanti, perciò  vi riporto, a seguire,  i consigli di Bamberger e il materiale che ho raccolto sul tema.

Allora…

Quando si decide di lavorare in serie, è importante partire da un’ idea di base che  vorrete sviluppare nel corso  dei vari lavori che realizzerete. Qualcosa che per voi abbia un’ attrattiva. Dovrete infatti essere così costanti e concentrati su di essa, da riuscire a riprodurla e manipolarla in sequenza, in molti lavori. Dovrete essere certi di avere qualcosa da dire.

Sarebbe opportuno delineare una tabella di marcia , dei punti di riferimento a cui tornare ripetutamente durante la fase esecutiva.

C’è chi ritiene che sia fondamentale sviluppare la propria idea prima di darvi attuazione pratica, attraverso un’attenta progettazione, ad es. facendo molti schizzi dei lavori da eseguire per poi valutarne l’effetto, la riuscita o gli aggiustamenti necessari. Ciò serve per verificare se il tema funziona , se si riesce realmente a svilupparlo in più opere mantenendo vivo l’interesse e l’effetto finale. Ma sulla progettazione non tutti concordano.

Coloro che trovano difficile o poco soddisfacente lavorare per molto tempo su uno stesso progetto, potrebbero intercalare i lavori della serie, con altri che da questa sono slegati. Poi tornare alla serie. E così via.

Ed infine: una serie funziona se il tema appassiona e stimola l’artista, se guida la mente e la mano verso un obiettivo eccitante. Ma è altrettanto importante provare  sempre un’idea, non perché se ne trarrà  un sicuro successo, ma perché sarà comunque un’esperienza di emozione creativa.