I BOTTONI del Dorset – “Il mondo dei bottoni” capitolo primo

Il Dorset è una contea dell’Inghilterra meridionale e si affaccia sulla Manica. È un luogo dove i londinesitrascorrono vacanze di mare e all’interno del territoriosi possonofare bellissimeescursioni in mezzo a verdi coline, come quelle descritte dallo scrittore Thomas Hardy, originario di questi luoghi, nei suoi celebri romanzi: “Via dalla pazza folla”, “Tess dei D’Hurberville”, ecc.

Ha dato natali anche alla scrittrice P.D. James famosa per i suoi sofisticati gialli e forse nessuno lo sa, ma nell’isolotto di Brownsea, davanti alla costa, ha avuto inizio il “movimento degli scout”. Un bel posto per una gita di qualche giorno, una full immersion in un ambiente tutto British.

Bottoni, bottoni, quante specie ne conoscete? Da quando esistono? Chi li ha inventati?

La Storia racconta che i bottoni, o qualcosa di simile, esistevano già nell’ “età del rame” ma i nostri antenati preferivano i nodi e le cinture. I Romani inventarono la “lunula”, ma era una spilla decorativa per legare la tonaca alla spalla, e se la potevano permettere in pochi.

 

Solo quando cambiò radicalmente il modo di vestire si presentò la necessità di avere qualcosa che tenesse unite le parti separate, per esempio quelle di un corsetto, ed un bottone divenne un accessorio necessario sia per uomini che per donne.

Nelle classi sociali alte il bottone divenne nei secoli simbolo di ricchezza o testimone di un nome, di una tradizione di famiglia.

Il nome “bottone” intanto arriva dal francese e significa rotondo e sporgente. Quanti modi di dire, proverbi, piccoli detti contengono la parola bottone.

Un enciclopedista francese Denis Diderot, un ispiratore della Rivoluzione, siamo nel XVII secolo, dedicò molte pagine al bottone e a quelli che li costruivano. Confesso, non le ho lette, ma sarebbe interessante dare un’occhiata.

Bottoni uguale uniformi, un trionfo per l’oggetto in questione. Avere bottoni sulla divisa era non solo necessario ma quei bottoni erano la testimonianza di uno status, di un’appartenenza precisa.

Nel mondo esistono collezionisti e gli esemplari di questo accessorio sono ben in vista nei Musei.

Gli orefici fiorentini dal Rinascimento in poi, meriterebbero un capitolo a parte, creavano i bottoni per tutti i reali d’Europa.

I bottoni in Italia, a Piacenza per esempio, ebbero una diffusione incredibile. Come per il resto dell’arte tessile, le “bottonaie” di Piacenza sono state memorabili.

A fine ottocento anche mio nonno, che possedeva qualche capitale, investì nell’industria del bottone italiano. Una catastrofe, casa dei nonni a Roma era piena di bottoni dappertutto. Mi piacerebbe tanto

averli adesso.

Un fatto che mi piace ricordare a proposito dei bottoni del Dorset, è che furono usati dalle“Suffragette” durante la loro lotta per il voto, come segno distintivo. Quei bottoni appuntati con orgoglio richiamavano i colori del movimento: bianco per la purezza, verde per la speranza e porpora per lealtà e dignità. Ancora oggi vengono riprodotti con questi colori: omaggio a quella bellissima storia di donne che conquistarono, per le donne di ventun anni, il voto. Accadeva nel 1928. Noi Italiane abbiamo dovuto aspettare la fine della seconda guerra mondiale.

Per farla breve arriviamo a noi, al Dorset e a quei bottoni realizzati usando cerchietti di metallo.

Quello che vedete è un bell’esempio, semplice, facile da fare. Ve ne mostro altri in coda.

Qualche dettaglio per farlo. Cosa serve:

1, un cerchietto, della misura che preferite, più stretto più difficile ricamare all’interno.

2, filo da ricamo, cotone, lana, tutto in formato rotolino perché servirà per coprire il contorno.

3 un ago o più aghi di diverse misure.

Perline, decorazioni di tutti i tipi a vostro piacere.

Coperto il contorno, passeremo il filo attraverso il cerchio cerando delle linee, come un ordito sul quale ricameremo la trama.

Spillette per il retro.