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“Arte Morbida”

una Mostra di Art Quilt a Roma

ARTIGIANE

al numero 72 della  stretta via di Torre Argentina  quella che da una parte si allarga  nella grande omonima piazza e dall’altra  arriva fino al Pantheon monumentale, poi se giri un po’,  a destra  sbuca su  Corso Vittorio e già si intravede San Pietro, se fai qualche passo in  più  ti trovi già a piazza Navona . Sono solo pochi  accenni del luogo, dove per due giorni  abbiamo tenuto la nostra Mostra, assistite e un po’ coccolate da  “Le Artigiane”: loro sono sempre lì abituate ad avere tanti visitatori, in questa occasione hanno conquistato anche i nostri e  sono state con la loro gentilezza un sostegno, una sicurezza.

E’ stata una bella fatica, ripagata dai numerosi sia cultori, conoscitori incuriositi che  sono venuti a trovarci (nonostante il blocco delle auto) e ci hanno dimostrato  consenso e ammirazione.

Non tutti, in questo campo, parlo di Quilt, amano il moderno,  ma voglio ricordare che questo  XXI secolo vuole il suo tempo, centuplica l’offerta di stoffe, aggiorna le tecniche e i metodi, le macchine per eseguirli, senza però scordare mai il ricco passato. Tutti hanno lasciato un  pensiero di approvazione, di meraviglia e di lode a ricordo del loro passaggio sul quadernone delle ‘firme’.

Una breve scala a chiocciola in ferro, aperta  sul pianoterra ci porta al I piano dove appare davanti agli occhi un mondo assai diverso da quello che hanno appena visto entrando nella zona delle “Artigiane”.

Lo spazio si allarga e i lavori delle Quilter, arrivati da tutta Italia si offrono ad occhi, meravigliati e stupiti. Bravura, intelligenza, invenzione, c’è di tutto, di più.

 Le pareti e le due grandi  balaustre affaccianti sul pianoterra, sono illuminate  dalla luce naturale che entra da un lucernario a vetrate e ferro, stile ‘800, facendo l’effetto di uno spazio più grande, pieno di luce.

Le artiste che hanno partecipato alla Mostra con le loro opere meritano un’attenzione particolare e dobbiamo  parlare di loro,  perché con loro abbiamo fatto un  percorso  emozionante di conoscenza e di amicizia, di sicuro ci ritroveremo ancora insieme.

I Quilt esposti erano in tutto una trentina, diversissimi tra loro.

Cominciamo……

Un omaggio alla “grande bellezza” di Roma, elegante lineare quasi monocromatico con chiaroscuri delicati e precisi, il quilt di Laura Armiraglio: qui ritroviamo una sensibilità  architettonica che smorza qualsiasi enfasi di grandezza, l’ha chiamato infatti “Roma Amor”. 

In una nicchia quasi lì davanti un quilt sognante: colori teneri, grande eleganza e delicata rappresentazione  della natura: “Grass Land” di Pia Puonti. I colori giallo e lilla nelle loro infinite sfumature: rasserenante. Un Quilt che assomiglia alla sua autrice, ci ricorda il suo charme, la gentilezza che la contraddistinguono. 

Simonetta Zoppi, che era presente con altri suoi lavori, i magnifici gatti, lo splendore nell’erba dei suoi fiori, ci ha permesso di fare un tuffo nell’Arte Italiana degli anni 20-30. Ha rifatto di sana pianta tre “Gilet” di Fortunato Depero, ripresi dai disegni di un amico maniaco cultore dell’arte di quel periodo, ha applicato la sua abile e raffinata esperienza  nel  rimettere insieme quei colori, un vero patchwork, operazione difficile e ambiziosa , li ha cuciti e confezionati con una precisione incredibile.  Un omaggio alla nostra Arte  Futurista, che ha ancora molto da dire, perché  ha aperto, in un periodo storico molto difficile, la strada alla modernità alla sperimentazione, a non temere il nuovo e le quilter lo fanno tutti i giorni.

Lo dimostrano i Quilt di Sonia Bardella, che unisce con magnificenza stoffa e pittura. Una sorpresa, “Bambini che rotolano su un prato”, in mezzo alle erbe con animaletti di contorno,  una perfezione indiscutibile; “Il Carnevale a Venezia”;  un vero e proprio arazzo decorato e dipinto, “ingioiellato di Swaroskj”, e l’omaggio al pittore Antonio Garcia Lopez, fa entrare nella nostra Mostra il realismo contemporaneo della pittura spagnola, stoffe, disegno, colori, i personaggi vividi e realistici e per sfondo il mare.

E che dire di Maria Luisa Comand, altro che inventare ; ha voluto rappresentare il nostro mondo,  le sue origini: “Made in italy, 50%cotone, 50% seta “ : un cuore rosso pulsante al centro del suo grande quilt, sul quale si affacciano le foglie del cotone e  i bachi da seta, simbolico e toccante.

Un altro quilt grande , sempre suo, toccava altre corde, un panorama, una cartolina dettagliatissima: “Foto di gruppo a Central Park”, con la nota lirica di un piccolo aquilone sulle acque calme del lago contornato di verde : New York, tranquilla dopo la tragedia, vorremmo che fosse così per sempre

Nell’anno dell’EXPO non poteva mancare una citazione milanese, il “Dom” inventato, realizzato dai Damms, una coppia che opera a Milano.

Adoperano tutto quanto hanno a disposizione di materiale tessile, con una ricerca attenta al disegno, riciclano materiali, come facevano le quilter di due secoli fa. Le finestre gotiche, le guglie, i palazzi di contorno e le persone che si affollano il sagrato del Duomo, c’è tutto; guardato da lontano è un colpo d’occhio stupendo e  si nota il vortice scuro nel cielo chiaro, tutto di pezze : affascinante.

Siamo arrivati a Rita Frizzera, nota non solo per la sua assoluta, conclamata bravura, ma per la  semplicità e simpatia che le appartiene, ci sono esposti quattro suoi lavori davvero meritevoli e innovativi.

“Rumore bianco”, le onde sonore diventano vibrazioni d’argento sul blu, “Colors in my hair” una vivace fantasia , un intreccio di pizzi luminosi dai mille colori variegati, dal viola al rosso, l’argento e l’oro. Per finire due bellissimi arazzi, modernissimi, campioni di geometrie che giocano sui toni del rosso, ma in un miscuglio indefinibile, appesi alla balaustra lasciavano esterefatti i visitatori in ingresso  : “Rumore rosso” e “Simply red”, un’accoglienza davvero piena di calore.

C’era un altro grande quilt appeso alla balaustra: dava le vertigini tale la fantasia dei colori e dei disegni. Lasciato come ‘work in progress’ con le spille da balia che trattenevano la stofffa sui lati,  la “Tabellina dell’anima”: l’autrice Carla Beretta ci tiene a dire che un po’ di ragione sta nell’aver fatto per anni la Professoressa di Matematica, ma i cento blocchi uno diverso dall’altro, sono davvero straordinari. Speriamo e aspettiamo tanto di vederlo finito.

Un richiamo all’India  pacifica, quella che ci incanta con la sua arte decorativa , quasi una filigrana su fondo nero : “Akasha” di Edith Lejdi.

Un richiamo d’amore anche per l’Africa con i suoi colori terrosi ed espressivi : “Africa Magica” di Patrizia Rossini che esponeva anche due nature morte, eleganti  con gladioli e rose.

La grande pittura Italiana quella del Piazzetta, ci riporta indietro nel tempo, al XVII secolo, le figure dipinte riprodotte con stoffe diverse  creano mille chiaroscuri, il trapunto perfetto, fitto fitto e il tulle scuro. Altissimo valore artistico nei  “San Pietro” e  “ la Madonna dell’uva” di Laura di Cera  omaggio ad un artista e  interessante, doveroso richiamo alla nostra grande Arte.

la Città sotto la pioggia, il Colosseo riflesso in una pozzanghera, di Maria Luisa Marchioni, il titolo: “Punti di vista” ognuno ha potuto dire la sua, così sulle labbra di “Eleonora, Flavia, Giulia e Francesca” realizzate con la tecnica del mosaico tanto per  continuare quel discorso sulla sperimentazione, innovazione.

Un piccolo Quilt ha attratto l’attenzione di molti visitatori, che pur non comprendendolo, l’hanno trovato bellissimo per i colori, per la perizia della realizzazione,  arte astratta: “Abstract hypothesis” di Maria Rosaria Roseo.

“ Tra terra e cielo “ di Maria Rosella Ceriotti, pieno di fantasia nella composizione e nelle tecniche, ha funzionato da introduzione alla Mostra, invogliando i visitatori in dubbio ad entrare e guardare.

Tre i lavori di Simone Forlani  una presenza ormai indispensabile in una Mostra, sempre attento all’innovazione nei temi e nelle tecniche: “La prima mossa” terribile memento della I Guerra mondiale, “Broken soul” tormento in bianco e nero, astratto e infine “Wip”, nudo maschile work in progress,  come dice il titolo. Un autore interessante e multiforme, sorprendente.

“Il Cappellaio matto”, naturalmente quello di Alice del Paese delle meraviglie, realizzato con perizia e passione da Anna Longobardi  (Annetta) comunica con i suoi colori vivaci ma non chiassosi simpatia e amicizia quasi come la sua autrice.

Un ritratto di Maria Callas, “Divina”, trionfava su un letto di rose rosse, sguardo enigmatico e triste, omaggio ad una ‘Grande’ di Tullia Ferrero con Simonetta Zoppi.

E dulcis in fundo,  Emanuela D’Amico, l’ideatrice della Mostra nonché una delle fondatrici della Scuola Romana Quilting, ha arricchito la manifestazione con alcune sue pregevoli opere: “Le Ninfee, omaggio a Monet”, sempre molto ammirato e due ritratti, tecnica nella quale eccelle: “Simply Red” e “Carlotta”.

La Mostra è stata un successo, possiamo ben dirlo. Il luogo ha giocato a nostro favore, ma l’afflusso delle persone amiche e non  è stato motivato anche da altro: la novità sicuramente, un po’ di simpatia per noi e la voglia di continuare trasformando e  reinventando un’arte viva da due secoli con volontà e fantasia in parallelo con quanto succede nell’Arte moderna.  “Piccole donne crescono” ed entrano nei Musei.

Tullia Ferrero