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DAI KAPA MOE AI QUILTS HAWAIANI… (2a parte)

… SALTO NELLA  TRADIZIONE E  RITORNO…

IL QUILT DELLA REGINA

La regina Lili’uokalani è stata l’ultimo monarca del regno hawaiano. Dopo solo due anni dalla sua ascesa al trono, venne obbligata ad abdicare nel 1893 in seguito al colpo di stato che rovesciò la monarchia. Dopo una ingiusta accusa di alto tradimento, venne detenuta come prigioniera nel suo palazzo ed è in questo periodo che  iniziò la realizzazione del famoso “Quilt della Regina”.

Da un punto di vista artistico, il valore estetico di questa trapunta si palesa nella accurata realizzazione dei ricami. Si tratta di un quilt che misura 97×95 pollici, molto grande, composto classicamente da nove blocchi  di identiche dimensioni.  E’ un tradizionale “crazy”, dove  il medaglione centrale è posto all’interno di un blocco diviso in quattro parti separate da un sashing riccamente  ricamato.  Questo  elemento centrale rappresenta un punto  in cui l’occhio può riposare, quasi appoggiarsi e trovare quell’armonia e quel sobrio equilibrio che contrasta con il vivace stile crazy dei blocchi circostanti, costruiti (quasi tutti) con colori brillanti, forme irregolari e fantasiose.

Il quilt è impreziosito da  una profusione di ricami che raffigurano oggetti, icone, date, nomi  e simboli delle vecchie Hawaii.

 Ogni pezzo  è eseguito con grande maestria , attraverso l’uso di  una molteplice varietà di materiali come velluto, fili da ricamo di seta policroma, cotone,lino  la maggior parte dei  quali probabilmente derivanti da  scarti di abbigliamento provenienti dagli armadi del palazzo reale.  

Particolare del medaglione. Immagini prese dal blog “Whip-stitch.com”

All’interno del blocco centrale, che si crede essere stato creato da Lili’uokalani (e non dalle donne con cui condivideva la prigionia), sono mescolati messaggi che documentano gli eventi più significativi della sua vita: “Imprigionata a Palazzo Iolani … Abbiamo iniziato la trapunta qui”;   e “Giardino della Regina” e “11 ottobre 1894”.

Incorniciata da coppie di bandiere hawaiane incrociate, questa parte del quilt delinea la sequenza di eventi che hanno cambiato il corso della storia hawaiana.

In alcuni blocchi, appaiono ricamati i nomi dei membri della famiglia Wilson-Townsend, i sostenitori stretti della regina, nonché i nomi degli amici  . Ci sono anche nastri e distintivi commemorativi e patriottici che, secondo gli storici Rhoda Hacker e Loretta Woodard, mostrano  come il quilt sia “servito ad uno scopo politico”.

Le date ricamate indicano che questa trapunta è stata completata dopo il rilascio della regina nel settembre 1895.

“Il Quilt della Regina” rappresenta uno dei pezzi più significativi della storia delle Hawaii, un oggetto di inestimabile valore storico oltreché artistico.

Particolari del Quilt della Regina

Queste immagini sono state prese dal blog “ A Study in Museums”

HAWAIIAN ART QUILT

 Nel 1971 al Whitney Museum of American Art di New York, venne presentata una mostra dal titolo “ Abstract Design in American Quilts” che segnò il riconoscimento del quilting come autonoma forma d’arte.

  Gli esperti di storia del quilt indicano questa mostra come il momento che segna  l’inizio della seconda grande ripresa dell’art quilting del ventesimo secolo.

Laurence S. Rockefeller però, anticipò questo cambiamento quando commissionò trenta coperte hawaiane per la sua “Pacific and Oriental Art Collection” nel 1964. Gli  “Hawaiian Quilt Tapestries” infatti, costituirono parte integrante del design architettonico del suo nuovo resort di lusso ed  vennero esposti  all’aria aperta lungo i corridoi del  Mauna Kea Beach Hotel sull’isola delle Hawaii.

Infine, il progetto di ricerca sulla trapunta hawaiana (HQRP) ha documentato, recentemente, la prolifica produzione di quilts hawaiani realizzati nel  periodo che precede 1959 ( anno in cui le Hawai divennero uno Stato) provenienti sia da collezioni pubbliche che private. Oltre 1.200 trapunte e 1.500 modelli sono stati registrati e fotografati tra le isole Hawaii, Kauai, Lanai, Maui, Molokai e Oahu tra il 1990 e il 2003.

Tutto ciò testimonia la incontestabile creatività ed originalità di questo popolo, che si è appropriato di tecniche e materiali occidentali per poi rielaborarli e riproporli in una veste unica ed originale, espressione della peculiarità della cultura e della tradizione polinesiana.

DAI KAPA MOE AI QUILTS HAWAIANI… (1a parte)

… SALTO NELLA  TRADIZIONE E  RITORNO…

INTRODUZIONE

I quilts hawaiani sono universalmente conosciuti per i tradizionali disegni floreali, per i colori brillanti con cui vengono realizzati e per la tecnica di taglio dell’appliquè.

Sono andata a leggere la loro storia e ho scoperto…

I KAPA MOE

Le Hawaii sono delle isole uniche per cultura e tradizioni e per quel che riguarda l’arte tessile si ritiene che l’antenato del quilt hawaiano  sia il kapa moe.

Antico Hawaiian kapa (bark cloth) in mostra al Bishop Museum

Infatti, prima dell’arrivo  degli influssi della cultura occidentale, le donne hawaiane realizzavano dei rivestimenti tradizionali  detti “kapa moe”, termine che deriva da “kapa”, un panno ottenuto dalla lavorazione artigianale della corteccia interna di alcune piante autoctone ( la pianta wauke c.d. gelso di carta).

Le strisce di questa corteccia venivano battute e intrecciate fino a realizzare un panno morbido, la kapa ( lett. “la cosa battuta”) appunto.

Questi fogli venivano colorati con prodotti naturali e decorati con  stampe a blocchi geometrici: disegni ben distanti dai più morbidi modelli floreali che siamo abituati a vedere sui quilt hawaiani.

Barkcloth (Kapa moe) Hawaiian Islands, tardo XIX secolo 


Kiki Kapa Moe by kapa master Puanani Van Dorpe

Il termine kapa moe, che  si può tradurre con l’espressione  “panno per dormire”, indica quindi il tradizionale copriletto creato con questo materiale.

Ogni kapa moe era composto da cinque fogli : quello superiore che era decorato mentre i quattro sottostanti erano bianchi. L’insieme dei cinque fogli veniva cucito insieme su un solo lato ( per poter così regolare il grado di calore desiderato) con filo della stessa corteccia.

Il kapa a volte veniva profumato con fragranze estratte dai fiori del luogo.

INFLUSSO OCCIDENTALE

L’introduzione dell’arte del quilting nelle Isole Sandwich (originario nome delle isole Hawaii) avvenne ad opera dei missionari protestanti che arrivarono sul territorio intorno al 1820.

Le mogli dei missionari insegnarono alle donne hawaiane le tecniche del patchwork conosciuto sul Continente portando con sé nuovi materiali, tessuti, tecniche di cucito e trapuntatura.

In modo particolare la tecnica dell’appliquè sembrò  alle donne hawaiane poco logica. Tagliare piccoli pezzetti di stoffa, lavorarli per dare loro una forma da ricomporre come un puzzle per poi formare il disegno finale, era certamente un procedimento  lungo e complesso.

Dall’unione delle tradizioni della kapa e del quilting , si sviluppò una nuova e più semplice tecnica per realizzare i disegni del top. Il tessuto da cui ricavare l’appliquè, veniva piegato a metà per tre volte e poi tagliato seguendo un disegno  preciso simile ad un fiocco di neve. Aprendo poi la stoffa così tagliata, si otteneva un disegno perfettamente simmetrico che veniva  cucito a mano sul tessuto di fondo. Il lavoro era infine trapuntato sempre a mano con la tipica tecnica ECHO. In tal modo la quiltatura creava un effetto ondulato attorno al disegno centrale, evocando  le onde dell’oceano e delle correnti marine attorno alle isole.

Questa forma di arte tessile hawaiana si è evoluta per oltre un secolo e mezzo  con adattamenti e cambiamenti successivi che la rendono esempio di uno stile unico e riconoscibile.

 

NASCE UN NUOVO STILE

E’ nel 1870 che  si palesa l’originalità della trapunta hawaiana come genere di quilting autonomo.  

Loretta GH Woodard, direttore del Hawaiian Quilt Research Project, racconta che “Isabella Bird, visitando le Hawaii nel 1870, descriveva una trapunta con un centro floreale su fondo bianco  nel suo libro Sei mesi nelle isole Sandwich”.

International Quilt Study Center & Museum : Collection

La Bird affermava che le donne hawaiane mostravano una grande  ingegnosità e creatività nella realizzazione dei modelli e nella scelta dei colori di queste trapunte.

Arrivava a dichiarare che alcuni quilt fossero delle vere e proprie opere d’arte.

Le stoffe di cotone ormai,  erano divenute più semplici da reperire in seguito all’occidentalizzazione delle Hawaii e i  quilts erano per lo più realizzati in due colori tinta unita: uno per lo sfondo, in genere chiaro e sobrio e uno per il disegno in applique, di colore più vivace. In tal modo si riusciva a valorizzare la complessità  e la bellezza dei disegni applicati.

 

ORIGINALITA’  DELL’APPLIQUE HAWAIANO

Le trapunte delle isole hawaiiane riflettono la rigogliosa flora autoctona sub-tropicale, l’uso di linee curve e disegni nati dall’osservazione dei giardini isolani, crea una intricata e affascinante composizione simmetrica.

La Woodard afferma che l’appliquè hawaiano rappresenta uno stile del tutto inedito ed autonomo da quello tipico del quilting continentale e che è espressione di una interpretazione innovativa propria della cultura e della tradizione di queste isole.

Si tratta di un applique floreale che descrive simbolicamente la natura, la bellezza e la tradizione propria dei luoghi in cui è nato.

HAWAIIAN FLAGS QUILT

I quilt tradizionali hawaiiani però, erano utilizzati anche come strumento per tenere viva la cultura e la storia di queste isole.

Maker Unknown Hawaiian Flag Quilt
Circa 1890-1910
Hawaii

Infatti, con il rovesciamento della Monarchia hawaiiana ad opera di un gruppo di uomini d’affari americani nel 1893,  poi successivamente appoggiata dal governo degli Stati Uniti per ovvi motivi economici, i quilters hawaiani , come segno di protesta silenziosa , iniziarono a cucire trapunte che rappresentavano la bandiera delle isole.

Alcuni di questi lavori sono oggi in mostra nei Musei di O’ahu.

 Inoltre, alcune quilters  creavano coperte  reversibili dove  il lato esterno aveva il classico design floreale  mentre il lato interno vedeva cucita la bandiera nazionale.

Queste trapunte venivano chiamate “My beloved flag” e ancora oggi sono molto apprezzate dalle famiglie dell’isola che hanno la fortuna di possederne una.

Si può perciò riconoscere all’arte tessile hawaiana di fine XIX secolo, anche il ruolo di  strumento di condivisione  di valori  storici e ideologici di un popolo creativo e sensibile.

 

Fine della  prima parte

WORKING IN A SERIES

Quando la versatilità è nemica dell’artista…

Circa un anno fa, partecipando ad uno dei corsi di  Katie Pasquini Masopust, ho iniziato a capire (iniziato sì, perché il percorso è lungo e non privo di difficoltà interpretative), cosa si intende con l’espressione “working in a series” e perché sia così importante e anche complicato seguire questo concetto.

Quando un artista ( no, non è il mio caso certo! Ma poiché sono naturalmente curiosa, non mi fermo alla superficie delle cose) realizza dei lavori che desidera vengano apprezzati e riconosciuti, non dovrebbe cadere vittima della versatilità. Quindi? Meglio la ripetitività? Vien da rispondere.  No. Adesso mi spiego meglio.

Quando si fa arte, lo si fa non solo per se stessi. Gli artisti, o gli aspiranti tali, lo fanno sperando di trovare estimatori e acquirenti per i propri lavori.

Ma per poter ottenere l’attenzione del pubblico, è necessario essere riconoscibili, avere uno stile distintivo e quindi realizzare un corpo di lavoro coeso che appaia come un unicum.

*Nella foto in alto: Rouen Cathedral paintings by Claude Monet

La versatilità

Se un artista ha un approccio sempre diverso alla propria arte, in termini di stile, soggetti, filosofia, tema o argomento e quindi realizza lavori tutti slegati uno dall’altro, si può dire che è versatile. Ogni lavoro costituisce un oggetto a sé stante.

Perché è necessario essere riconoscibili più che versatili

Quando l’approccio all’arte non ha un filo conduttore comune a più lavori, è difficile, per il pubblico, capire cosa l’artista voglia dire. Gli spettatori sono sopraffatti dalla varietà di immagini e temi e non hanno l’energia di analizzare ogni singolo pezzo, sono inondati da informazioni diverse e complesse , sono messi davanti a troppe scelte.

Il risultato è la confusione, la frustrazione e la rinuncia a comprendere ciò che guardano.

Se le opzioni sono troppe e variegate, non si  riesco a cogliere cosa ci piace e cosa no.

Lo scopo del “working in a series” però, non è condannarsi alla perpetua ripetizione asfittica dello stesso lavoro. Si tratta di esplorare e affrontare idee, composizioni e argomenti in maniera sempre più approfondita.

Avere una varietà di prospettive intorno allo stesso fulcro.

 Guardare il proprio lavoro al microscopio e trovare sempre nuove sfumature in ogni opera della stessa serie. 

Come dice Alan Bamberger, noto consulente e perito d’arte, lavorando sullo stesso tema in più opere, l’artista ne scopre il dettaglio, lo esplora e riesce, in sostanza, ad esprimere il proprio messaggio in modo più incisivo e compiuto. Dimostra che ha molto da dire.

 Lo stesso concetto estrinsecato in più lavori  fa ottenere un effetto cumulativo e ampliativo del tema stesso. Cosa che non si può avere con un’ opera isolata. Un’opera isolata è solo un inizio.  L’inizio di un viaggio o un vicolo cieco? La serie dimostra il contenuto e rafforza le capacità creative.

Gli spettatori, di conseguenza, faranno poca fatica a  comprendere il messaggio estetico, perché il corpo unico fornirà risposte complete, diventando uno stile distintivo . Un marchio. Un’esperienza.

Il pubblico si sentirà coinvolto in un percorso visivo più ampio, un viaggio che fornirà informazioni coerenti ed immediate sull’artista e i suoi lavori.

Knots Series – Judy Kirpich ( la serie è composta da più lavori)

Perché non a tutti piace lavorare realizzando un corpo di lavoro coeso

Non tutti gli artisti amano lavorare creando opere consequenziali.

Molti lo trovano noioso e un po’ frustrante.

Altri invece cercano di produrre “opere per tutti i gusti”, che possano cioè, nella loro varietà, soddisfare le esigenze estetiche di un’ampia fetta di pubblico, sperando, in tal modo,  di vendere più facilmente.

 

Dalla teoria alla pratica: istruzioni per l’uso…

Fin qui tutto bene.  Ma come si fa, materialmente a realizzare tanti lavori che costituiscano  un unicum?

La verità è che non è affatto semplice rispondere a questa domanda. Non ci sono regole assolute a cui attenersi. Le opinioni sono molte e a volte discordanti, perciò  vi riporto, a seguire,  i consigli di Bamberger e il materiale che ho raccolto sul tema.

Allora…

Quando si decide di lavorare in serie, è importante partire da un’ idea di base che  vorrete sviluppare nel corso  dei vari lavori che realizzerete. Qualcosa che per voi abbia un’ attrattiva. Dovrete infatti essere così costanti e concentrati su di essa, da riuscire a riprodurla e manipolarla in sequenza, in molti lavori. Dovrete essere certi di avere qualcosa da dire.

Sarebbe opportuno delineare una tabella di marcia , dei punti di riferimento a cui tornare ripetutamente durante la fase esecutiva.

C’è chi ritiene che sia fondamentale sviluppare la propria idea prima di darvi attuazione pratica, attraverso un’attenta progettazione, ad es. facendo molti schizzi dei lavori da eseguire per poi valutarne l’effetto, la riuscita o gli aggiustamenti necessari. Ciò serve per verificare se il tema funziona , se si riesce realmente a svilupparlo in più opere mantenendo vivo l’interesse e l’effetto finale. Ma sulla progettazione non tutti concordano.

Coloro che trovano difficile o poco soddisfacente lavorare per molto tempo su uno stesso progetto, potrebbero intercalare i lavori della serie, con altri che da questa sono slegati. Poi tornare alla serie. E così via.

Ed infine: una serie funziona se il tema appassiona e stimola l’artista, se guida la mente e la mano verso un obiettivo eccitante. Ma è altrettanto importante provare  sempre un’idea, non perché se ne trarrà  un sicuro successo, ma perché sarà comunque un’esperienza di emozione creativa.

Maia

CASSANDRA IRELAND BEAVER

“Use of negative space” è una delle caratteristiche dei modern quilt e va inteso come inclusione nel top di importanti zone di “ spazio negativo” (cioè di tessuto lasciato intero e non lavorato a patchwork;nel caso di infused plaid la quasi totalità!) che vengono rese parte del tutto grazie alla quiltatura che completa il patchwork e definisce  l’intento dell’artista.

Cassandra Beaver è una giovane artista americana prima classificata nella categoria “ USE OF NEGATIVE SPACE” al QUILTCON 2017 con la sua opera “Infused Plaid”. (foto 1)

Infused Plaid” è interamente realizzato dall’artista che, con un sapiente gioco di colori, ha ricreato con la quiltatura l’effetto della trama ed ordito di un plaid rendendo lo spazio negativo il punto focale del quilt.

Chi mi conosce e sa quanto amo i colori forti  si chiederà perché proprio questo quilt ha attirato la mia attenzione… in effetti è stata proprio la sua apparente semplicità a farmi soffermare sull’ immagine e di conseguenza a fare ricerche sull’ artista.

La scoperta dei suoi lavori è stata per me folgorante…Cassandra Beaver mi affascina: riesce a creare capolavori di un rigore estremo, di grande forza visiva!

Guardate il suo sito web  (http://thenotsodramaticlife.com), ammirate le opere fotografate:

“Rainbow Roundabout” (foto 2) è un mini quilt (il 15° da lei realizzato nel 2015) di 15” x 15” è una reinterpretazione del classico Courthouse Steps. Nel suo blog Cassandra illustra il processo creativo di questo mini quilt: ogni cuneo dell’ottagono è formato da 9 tessuti diversi per un totale di 74 tessuti, compresi sfondo bianco e binding! Ciò che dà carattere all’insieme è tuttavia, come in tutte le opere di questa artista, la quiltatura, da lei eseguita, che costituisce la naturale estensione del disegno.

“Whole is Greater than the Sum of Parts” (foto 3) by Cassandra Beaver 2015

questo quilt, presente nella galleria della MQG, nella categoria “Use of Negative Space”,   viene descritto così: “ sei sezioni separate di viola vibranti si combinano per creare un’immagine centrale unificata…..la quiltatura continua il colore di ogni segmento verso l’esterno ai bordi dell’immagine. Le linee orizzontali creano un effetto calmante che ricorda un tramonto all’orizzonte, enfatizzato dalla sezione di righe verticali.”…e si, direi proprio che l’effetto è tale! ( anche da questo Cassandra ha preso ispirazione per uno dei suoi mini quilt)

“Greenery in the garden” (foto 4)

diverso dai precedenti per l’esplosione di colori è il primo di una serie cui sta lavorando l’artista, ispirato dall’osservazione del Conservatorio del Franklin Park a Columbus (Ohio). come spiega la stessa Cassandra: “questo quilt non replica un’unica area del giardino ma incorpora forme e colori che più l’hanno attratta.

Interessante osservare il disegno della quiltatura sul retro del quilt, da cui si evince l’accuratezza per i dettagli e la complessità del gioco di particolari. (foto 5)

Nel blog l’artista spiega come ha costruito il suo quilt e le scelte fatte per la quiltatura.

Potrei continuare ma preferisco indirizzarvi al sito di Cassandra: vi consiglio di leggere la sua biografia, è molto interessante….è giovane ed ha ancora molto da dire!

“Overlay”

Nel 2017 Cassandra Beaver ha vinto anche il 1° premio alla “Riley Blake Creative Rockstar Fabric Challenge, Spring 2017”  con la sua opera “Overlay”

“……la base di tradizionali “flock of geese” è interrotta da cerchi d’acqua che introducono un colore fortemente contrastante ma si legano al disegno tramite la sapiente quiltatura che mantiene il sottostante disegno”

 

*Riferimenti bibliografici e da web:

http://thenotsodramaticlife.com

http://www.thepicta.com/user/cassandra.beaver/

https://themodernquiltguild.com

https://themodernquiltguild.com/quilting-gallery-categories/use-negative

ALLA SCOPERTA DEGLI ARTISTI

IL MODERN: come, dove e perchè di una passione….

Premessa per tutto ciò che dirò in seguito è che non voglio stilare nessuna classifica, non voglio dare regole (non ne avrei la competenza) ne insegnamenti….

Quello che segue è il primo “ritratto di artista” che, se mi seguirete, scriverò sul blog della Scuola Romana Quilting.

Non ci sono primi e ultimi…sono ritratti di chi mi ha colpito con le sue opere spigolando sul web, leggendo il sito ufficiale della MODERN QUILT GUILD (MQG) , i blog degli artisti e di quanti interessati al settore del Quilting soprattutto americano (d’altronde è lì che nasce), sfogliando libri, guardando le foto su  Pinterest, Instagram e, perchè no, seguendo link e suggerimenti sulle pagine Facebook.

La prima che vi presento è:

CASSANDRA IRELAND BEAVER

Dal Quilt…. all’Art Quilt – ( 2a parte)

Proseguendo (e concludendo!) nella individuazione dei primi artisti considerati i pionieri dell’art quilt, troviamo Therese May.

La May studiò pittura presso la Wisconsin University , conseguendo una laurea in Arte nel 1967 e nel 1974 un Master of Fine Arts alla San Jose State University .

Questa artista iniziò a cucire quilt alla fine degli anni ’60, usando immagini fotografiche impresse sulle stoffe. Therese usava proiettare una diapositiva fotografica su carta e quindi realizzava un disegno basato sull’immagine. Il disegno veniva poi utilizzato come modello per il tessuto.   Uno di questi quilts fotografici entrò  in una mostra multimediale al Walnut Creek Civic Art Center nel 1969: Animals, Quilts, and Blunt Instruments. La May vinse un premio e si rese conto che sarebbe stato possibile intraprendere  una carriera come artista tessile.

Jean Ray Laury, vide il quilt di Therese e lo inserì nel suo libro  Quilts and Coverlets: A Contemporary Approach (1970). Questo testo è considerato il primo grande libro sul quiltmaking contemporaneo ed è ampiamente utilizzato dagli artisti del settore. Il riconoscimento della Laury diede un forte slancio alla carriera della May.

Nello stesso periodo in cui questi artisti si allontanavano dal quilt tradizionale, gli storici e i collezionisti d’arte negli Stati Uniti cominciarono a riconoscere l’importanza storico/culturale  e artistica del quilting americano.

Nel 1971 al Whitney Museum of American Art di New York, venne presentata una mostra dal titolo “ Abstract Design in American Quilts” che segnò il definitivo, ulteriore riconoscimento del quilting come vera forma d’arte.

Robert Duty, il curatore del Whitney scrisse nell’introduzione al catalogo della mostra:” Questa mostra non è una rassegna completa di tutto il panorama del quilting  tradizionale in America, ma piuttosto una dimostrazione

dell’intrinseco valore e del contenuto visivo di questi lavori. Considerazioni tecniche,

distinzione geografica e significato storico sono stati esclusi a favore del contenuto estetico. Colore, modello e linea hanno la precedenza su tessuto”

Per la prima volta i quilts, oltre ad essere esposti in un grande museo dell’arte americana, vennero giudicati solo e soltanto come opere di arte visiva, confrontando  le loro qualità grafiche e pittoriche  con quelle dell’arte moderna e riconoscendone le indubbie caratteristiche di opere d’arte  imperiture.

Per il grande pubblico questa esposizione rappresentò la presa d’atto della potenza espressiva del quilting come mezzo creativo.

Potete visionare il catalogo della mostra al Whitney seguendo questo link:

https://archive.org/details/abdesignin00hols

Lo spettacolo al Whitney fu anche fonte di  ispirazione per molte persone per provare a creare quilts. I  neofiti della trapunta si affidavano ai pochi libri ( vecchie edizioni) disponibili, per apprendere le basi del quilting. A poco a poco il settore andò espandendosi, con una richiesta di insegnanti che si fece sempre più pressante.

Le esposizioni si andarono moltiplicando ed ebbero un ruolo determinante per lo sviluppo dell’art quilt , offrendo agli artisti e al pubblico l’opportunità di entrare in contatto con nuove opere tessili, con inusuali e nuovi approcci .

Nel 1976 il Museo delle Arti contemporanee di New York , oggi American Craft Museum, presentò la New American Quilt , una grande mostra museale di quilts non tradizionali. Tra gli artisti rappresentati : Radka Donnell, Helen Bitar, Wenda von Weise, Teresa Barkley, Susan Hoffman,  e molti altri.

Si affermò il ruolo non più puramente utilitaristico della trapunta. Gli art quilts esposti nella mostra del 1976 erano  espressione di una creatività nuova, che prevedeva l’uso di materiali e tecniche inusuali che segnavano una linea di confine tra passato e presente.

Queste prime esposizioni di quilts contemporanei, tuttavia, hanno dimostrato l’eccezione piuttosto che la regola. Le nuove opere erano troppo strane, troppo  innovative per il mondo altamente conservatore della trapunta tradizionale. Sebbene il numero delle esposizioni  aumentasse  ogni anno,  alla fine degli anni ’70 molti artisti tessili si sentivano frustrati dalla mancanza di vetrine per il loro lavoro.

Un importante punto di svolta venne fornito nel 1979 dal Quilt National, prima esposizione con giudici per quilts non tradizionali. La mostra (che ancora oggi si svolge ogni due anni) venne organizzata da tre note artiste: Francoise Barnes, Nancy Crow e Virginia Randles al Dairy Barn Arts Center di Atene, Ohio.

Il primo Quilt National  presentò 56 trapunte di 44 artisti e solo uno dei partecipanti non era americano. Oltre alle opere di Randles, Crow e Barnes, il primo spettacolo comprendeva trapunte di Radka Donnell, Beth Gutcheon, Nancy Halpern, Rhoda Cohen, Cynthia Nixon-Hudson, Tafi Brown, Terrie Hancock Mangat e Michael James. In un volantino che accompagna lo spettacolo, Gary J. Schwindler, professore associato  dell’Università dell’Ohio, dichiarò: “Il Quilt National ‘79 dimostra eloquentemente due fenomeni importanti: in primo luogo, si assiste sempre più al riconoscimento del ruolo del c.d. artigianato all’interno della categoria delle arti plastiche; in secondo luogo, il quilting  in particolare sta emergendo come una categoria vitale delle arti tessili e possiede enormi potenziali espressivi. La creazione di quilts negli Stati Uniti è adesso in una fase di sperimentazione e sviluppo e sta  trovando  un proprio posto come una delle principali forme di ricerca artistica”.

Questo il link al sito del Dairy Barn Art Center per visionare gli art quilts che parteciparono all’esposizione del 1979.

http://dairybarn.org/quilt-national/history/qn-79/quilt-national-79/

Il Quilt National è oggi un evento rinomato nel panorama delle esposizioni internazionali di Arte Tessile. I lavori selezionati per la mostra viaggiano in Musei, gallerie e centri d’arte negli gli Stati Uniti e in Europa.

Gli Art Quilts sono ormai entrati a far parte di collezioni permanenti di Musei come :

High Museum di Atlanta, il  Newark Museum, il  Philadelphia Museum of Art, il  Los Angeles County Museum, e il  M.H. deYoung Museum di San Francisco ed altre importanti  istituzioni pubbliche statunitensi e non solo.

Sono tanti, ad oggi, gli artisti internazionali che espongono i propri lavori  in mostre personali e non, di indubbio successo.

Il panorama delle trapunte d’arte è finalmente in piena ascesa e va sempre più muovendosi al di là dei “propri confini spesso troppo autorefenziali”  (cit.), presentandosi all’attenzione di un pubblico sempre più attento, preparato  e consapevole.

E a Voi… infinite grazie per aver avuto la tenacia di arrivar fin qui (!!) nella lettura di due articoli che non rappresentano, di certo,  un esempio di lieve “lettura estiva”…

 Maia

DAL QUILT… ALL’ART QUILT – un po’ di storia (1a parte)

La domanda che mi sono posta è: quando il quilt tradizionale assume nuove forme e si inizia a parlare di art quilt?

Di un argomento tanto vasto e ricco di variegate opinioni, non sarò certamente io a dare  una trattazione esaustiva o accademica. Mi limiterò ai tratti salienti che spero, possano essere anche i più interessanti.

Secondo Robert Shaw, uno dei maggiori esperti di storia del quilt contemporaneo e tradizionale  americano e autore di apprezzati  libri sull’argomento, il quilt della tradizione si è evoluto in forma d’arte, a partire dagli anni ’60 del novecento.

Nel periodo della contestazione giovanile si cercavano alternative ad una società percepita come moralmente corrotta, vittima dell’iniquità sociale ed economica, fondata sulla burocrazia, il carrierismo  e il conformismo culturale.

Negli Stati Uniti, nel decennio che va dagli anni ’60  ai primi anni ’70, prese piede il movimento “Back to the Land”, il quale professava l’abbandono delle città in favore del ritorno ad uno stile di vita semplice, rurale, aderente ai valori dell’anti-consumismo.

Tipico di quest’epoca fu il risveglio dell’interesse verso le attività artigianali, la riscoperta delle arti tradizionali bollate come antiquate e, soprattutto, delle c.d. “arti minori”.

La mobilitazione femminista di quel periodo inoltre, portò alla rivalutazione delle attività femminili e al riconoscimento della loro influenza all’interno della struttura sociale.

Gli storici iniziarono a riconfigurare  il ruolo della donna nella società e nell’arte americana. Per la prima volta i quilts tradizionali vennero letti come “documenti  che incarnavano i valori e la storia di migliaia di donne”, creatrici silenziose.

Le “trapunte della nonna” diventarono oggetti da collezione apprezzati per la loro storia, il design e la tecnica.

Ci fu un ritrovato interesse per questo settore dell’artigianato e migliaia di donne  (e pochi uomini) cominciarono nuovamente a fare trapunte .

Inizialmente la ripresa si orientò alla semplice riproduzione di modelli  classici ma, sebbene l’approccio non tradizionale al quilting non attraesse l’attenzione dei più fino alla fine degli anni ’70, un gruppo di artisti iniziò a sperimentare e creare disegni originali e moderni già alla fine degli anni ’50.

 

La più importante quiltmaker  di quel periodo fu Jean Ray Laury ( nata il 22 Marzo 1928 e deceduta il 2 Marzo 2011) , artista,  accademica e designer. I suoi lavori sono stati esposti in molti Musei degli Stati Uniti. Ha pubblicato più di trenta libri ed insegnato a moltissimi studenti.

Le sue trapunte uscivano dagli schemi del quilt classico; questa artista disegnava i propri lavori basandosi sulle esperienze personali, sulla vita quotidiana, usando un linguaggio semplice, incisivo ed innovativo. Il manifesto del suo lavoro  è rappresentato dal famoso  “Tom’s Quilt”, realizzato per la tesi al Masters in Arte alla Stanford University. 

Oggi guardandolo ci sembra un lavoro tradizionale, ma a quel tempo rappresentò un momento di rottura e forte innovazione rispetto ai modelli dei quilts classici.

Nel “Tom’s Quilt”, sono raffigurati gli oggetti di uso quotidiano  amati dal figlio dell’artista, allora bambino.

Questo art quilt venne definito da Roxa Wright, caporeddattore per House Beautiful,  e giudice di molte mostre di quilt: 

“Una deliziosa, trapunta del tutto non ortodossa…..  una fresca brezza… il primo quilt contemporaneo che avessi mai visto, realizzato con successo,  ma molto più semplice e più diretto nella tecnica  rispetto alle tante trapunte tradizionali e belle presenti nella Mostra.”

 

La  Laury  dichiarava: “Mi piace fare trapunte che si ispirano alla vita di tutti i giorni, alla politica, alle questioni femminili… i grandi argomenti di interesse sociale e

 l’ umorismo sono  sempre parte del mio lavoro. Questo coinvolgimento personale è ciò che mi porta al quiltmaking e mantiene viva la mia passione“.

Citando l’artista: ” i disegni tradizionali (oggi) non soddisfano più le nostre esigenze… se possiamo mantenere  l’integrità strutturale del quilt tradizionale  e aggiungere un approccio contemporaneo al colore e alla progettazione, otteniamo una trapunta che è fusione di passato e presente”.

Secondo Robert Shaw, la dichiarazione della Laury può essere interpretata come il Manifesto dell’Art Quilt.

Oggi, J.R. LAury viene considerata da molti artisti contemporanei la madre dell’art quilt.

 

Tra i pionieri del quiltmaking moderno, una artista di spicco, una  dei più influenti fu Radka Donnel .  Pittrice di formazione accademica, iniziò ad adottare il quilt come mezzo di espressione della propria arte. La Donnel iniziò a fare trapunte nel 1965 e il design dei suoi lavori rimane unico ancora oggi .

La Donnel lavorava in modo rapido ed intuitivo, usando tessuti di ogni tipo, anche stoffe di abiti. I suoi quilt sono una combinazione, mai casuale, di stampe vivaci e vivide tinte unite, sono quadri in tessuto, mosaici di forma irregolare  destinati ad evocare sentimenti e stati d’animo contrastanti.

Mentre l’approccio della Laury era volutamente freddo e semplice, le intenzioni della Donnell erano intellettuali e spirituali.

I lavori decisamente non tradizionali di Radka Donnell influenzarono, negli anni’70, molti giovani artisti tra cui Michael James, Nancy Halpern, Molly Upton e Susan Hoffman.

La sua Mostra del 1975 (con Susan Hoffman e Molly Upton) all’Harvard University’s Carpenter Center for the Arts, segnò una svolta importante per il quilt contemporaneo. Infatti, per la prima volta, le trapunte contemporanee venivano mostrate in un ambiente tanto prestigioso come una Galleria d’Arte, riconoscendo lo status di artista a coloro che utilizzavano la trapunta come strumento espressivo della propria creatività.

Un’altra artista importante ma  relativamente poco conosciuta è Joan Lintault. 

Laureata presso la State University of New York a New Paltz nel 1960 con una laurea in Educazione Artistica, la Lintault ha inoltre conseguito il Master of Fine Arts di ceramica alla Southern Illinois University nel 1962.

Anche lei iniziò a fare trapunte nel 1965 allontanandosi fortemente dallo stile tradizionale.

Come conseguenza del suo background artistico diceva, “ho voluto usare tutte le competenze artistiche  che mi sono state insegnate, utilizzando il filo come linea, il tessuto come forma e il colore come [vernice] “. E, aggiunge,“non ho mai capito perché c’è questo profondo pregiudizio contro gli artisti che utilizzano il tessuto e le fibre tessili come forma espressiva “. 

Fine prima parte

A domani con la seconda parte di questo articolo… se vorrete!

Verona Tessile 2017, diario di tre giorni

Ogni due anni, sotto il patrocinio del Comune, l’Associazione “Ad Maiora” organizza un Festival di Arte Tessile, cioè di tutto quello che può essere assimilato al lavoro con il tessuto. Il nome dell’Associazione dice già  tutto. Andare avanti e migliorare, così  le Socie inventano e allestiscono numerose Mostre, belle ed interessanti, per far conoscere il Quilting.

 Il Quilting infatti è il protagonista di quest’anno, con un concorso, rassegne e mostre.

Merita un lungo applauso  l’impegno di queste donne che qui, con dedizione e passione riescono a rendere visibile con  il loro lavoro e sacrificio la bellezza di questa Arte.

Verona Città del Nord tra le più belle, e anche tra le più ricche. Accoglienza un po’ bagnata, sotto una pioggerella continua, che non ci ha però impedito di rispettare il nostro programma. Intorno a noi tanto verde,  una città pulita e ordinata da una cura che appartiene molto ai suoi cittadini.

Le Mostre si trovavano sparpagliate nella città, un’idea piacevole che ci ha permesso di vederne le bellezze.

Da qualche parte si doveva cominciare e la prima è stata INFERNUS, una mostra ideata da Simone Forlani. Un numeroso gruppo di quilter di tutta Italia si sono cimentate  sul tema dantesco,  illustrando personaggi  e paesaggi infernali raccontati da Dante. All’ingresso, la frase  “Lasciate ogni speranza o voi che entrate…”, mi era sembrato un terribile inizio , meno male che abbiamo incontrato subito il ritratto tessile del Sommo Poeta, l’Alighieri della tradizione, gran naso, colori rosso e nero e corona di alloro.

La mostra si trovava in una sala di una Chiesa sconsacrata, Santa Maria in Chiavica. A onor del vero devo dire che la rassegna dell’Inferno è stata penalizzata dallo spazio, poco, e 

dall’altrettanto poca luce. Speriamo di rivedere in un futuro non troppo lontano, il tutto in condizioni più favorevole perché merita.

Presso il Palazzo dei mutilati, una Rassegna con premi sul tema : “Il filo rosso, l’amore”. Una serie di bellissimi pannelli, rasserenanti. Le quilter si sono sbizzarrite con le loro consumate tecniche. Qualcuna ha usato il filo rosso per i volti dei suoi bambini; un Charlie Chaplin con il monello; sullo sfondo di una città un nonno tende la mano ad un bambino; un’isola fra due mari, Porto Palo; un tema d’amore per eccellenza: Romeo e Giulietta e la musica di Nino Rota, l’Amore non ha distanze, tanta  dolcezza e teneri ricordi.

I Quilt dell’800, dall’Europa e dall’America, raccolti, conservati con amore e esposti in pompa magna dentro Castelvecchio. Li abbiamo ammirati tutti e Giuliana Nicoli ce li ha raccontati con competenza e simpatia: log-cabin, appliqué, doppio anello nuziale, ci siamo immerse dentro la mirabile tradizione del patchwork, degna del Museo dove sono stati esposti.

Una novità interessante nell’ambito del‘riciclo’, “Entity”, nella grande vetrina della Biblioteca pubblica proponeva l’uso dei materiali diversi, riuso della plastica delle bottiglie,   che diventa fettuccia poi tessuta e decorata con vetri colorati, creando oggetti di arredamento bellissimi.  Una sorpresa, un’artista Giuse Maggi che si divide tra la Svizzera e il Bahrein.

In giro per le piazze di Verona affollate da turisti e scolaresche, anche sotto la pioggia, abbiamo potuto ammirare tutto il bello della città scaligera. Non posso dimenticare i negozi, curati e con quel sapore antico che mi rallegra sempre, i caffè e l’eterna fila davanti alla ‘casa di Giulietta’.

Nei momenti di cielo limpido,  con le mie amiche, ci siamo sedute a piazza delle Erbe, mangiando patatine fritte e immaginando il mercato di altri tempi.

La rassegna “Bosna Quilts” a Palazzo della Ragione era una Mostra del quilting delle donne della Bosnia che ci ha sorpreso e emozionato. La guerra nel loro Paese le ha costrette a fuggire, si sono rifugiate in Austria. Sapevano cucire e un Architetto, Lucia Lienbard-Giesinger  austriaca di Bregenz le ha riunite e creato un team di quilter; fornisce loro le stoffe, tutte di grande qualità, i colori sono tenui e sono tutte a tinta unita, e i disegni dei progetti con gli abbinamenti dei colori. I prodotti che le donne, ormai tornate in Bosnia, realizzano, vengono venduti in tutto il mondo, Loro adesso  continuano a fare quei Quilt che sono molto richiesti ed apprezzati. Sono sopravvissute e hanno conquistato un lavoro che dà loro da vivere realizzando Quilt.

Nella Chiesa dei SS. Apostoli si svolgeva una rassegna di quilt dell’Associazione nazionale Quilt Italia e un’altra Antologia di quilt delle Socie di Casa Patchwork di Bassano del Grappa

Alla fine però una mattinata l’abbiamo riservata alla visita di San Zeno, il vescovo nero di Verona, la porta di bronzo, il polittico del Mantegna, rubato da Napoleone, che i francesi ci hanno restituito. Una Basilica degna della città, un posto dove si può fare un’indigestione con la storia e la storia dell’Arte, che si presenta con qualche dettaglio ad ogni angolo, basta guardare.

Impossibile sfuggire all’acqua, ci siamo salvate dalla pioggia battente rifugiandoci in  una sala cinematografica e ci siamo gustate  il bellissimo film di Gianni Amelio “la  Tenerezza”.

Tutto qua, avrò dimenticato cinquemila cose, ma non che il breve soggiorno mi è piaciuto in tutti i sensi e care amiche di “Ad Maiora”  e dintorni siete una fonte inesauribile di idee , e io di certo tornerò.

Tullia Ferrero per “Scuola Romana Quilting”

Concorsi e mostre, gioie e dolori di una quilter (di Sara Casol*)

I concorsi sono un argomento sempre d’attualità nel mondo del patchwork, così come le linee guida a cui prestare attenzione per partecipare.  Mi piacerebbe, in questo post, fare qualche considerazione sul tema, per invogliare chi ha in preparazione un suo manufatto in vista di un concorso, a fare del regolamento un amico fedele.

Ogni competizione ha un proprio regolamento, e sia nel caso in cui vengano disciplinati tutti gli aspetti, sia che invece siano previsti solo i punti principali, tutto andrebbe letto e assimilato  attentamente da coloro che intendono iscriversi alla competizione.

Se un regolamento non viene ben compreso, i dubbi e le domande nascono dopo aver spedito il quilt, anziché prima, e a quel punto c’è ben poco da fare.

Se le regole sono ben dettagliate ed ogni aspetto è ampiamente trattato, è un grande vantaggio: pensiamo ad esempio alle categorie previste, se vi sono descritte chiaramente le caratteristiche tecniche e stilistiche a cui fare riferimento, sarà senz’altro più semplice individuare quella appropriata in cui iscrivere il manufatto.

Se un quilt viene iscritto in una categoria sbagliata, la giuria può legittimamente decidere di escluderlo dai premiati, per quanto meraviglioso esso sia.

Se non ci sono specifiche, ricordiamoci di cercare i riferimenti della segreteria del concorso, c’è sicuramente un indirizzo e-mail o un numero di telefono al quale rivolgersi per chiedere lumi. Non bisogna pensare di disturbare, se si fanno domande.

Spesso non ci si rende conto che, chiedendo informazioni, si aiuta concretamente l’organizzazione di un concorso, perché si dà la possibilità di fornire a tutti risposte specifiche utili a migliorare il livello qualitativo e quantitativo delle opere esposte. Si evitano fraintendimenti e si entra in contatto con la realtà del concorso per comprenderne i meccanismi.  L’organizzazione di un evento è complessa, e richiede il lavoro e l’attenzione costante di molte persone, che siano esse parte di un’associazione, di un gruppo locale o di una società professionista nel settore. Lo scambio di informazioni può rivelarsi importante per entrambe le parti, e genera impressioni positive sulla manifestazione in generale.

Per ricevere una risposta ai propri dubbi, è fondamentale un approccio educato e organizzato, ad esempio si possono elencare in un solo messaggio gli eventuali punti poco chiari, cercando di essere precisi e sintetici.

Oltre alla categoria, alcuni degli aspetti del regolamento su cui dovremmo focalizzare l’attenzione sono:

– tema, misure, eventuale tolleranza, caratteristiche tecniche (soprattutto se ci sono elementi espressamente richiesti o vietati);

– originalità del manufatto (se deve essere inedito, se può o meno essere ispirato ad un’opera esistente, se ci sono collaborazioni di terze persone nella realizzazione, e così via);

  • selezione delle opere (vengono scelti dalla giuria solo i manufatti ritenuti corrispondenti al bando o sono ammessi tutti); nel caso di selezione tramite fotografie, è fondamentale che le immagini rispettino le caratteristiche tecniche indicate, come il formato, la risoluzione, le dimensioni. Forse sembrerà ovvio, o perfino inutile dirlo, ma le immagini devono essere nitide. Se sono sfocate, se la bassa risoluzione non consente un ingrandimento adeguato che permetta alla giuria di distinguere i particolari, sarà stato inutile inviarle, o addirittura penalizzante, perché non è possibile ammettere alcunché sulla base di una fotografia non chiara;

Non c’è bisogno di sottolineare gli aspetti “amministrativi” di un concorso, scadenze e versamenti sono sempre ben chiari a tutti.

Vorrei dedicare ancora qualche riga ad un ultimo punto, a mio avviso delicato, che è il modulo d’iscrizione, perché una corretta compilazione ha il suo peso nella valutazione globale. Se le informazioni fornite sono vaghe, non aiutano la giuria in caso di necessità di approfondimenti sulle caratteristiche del quilt. Se invece chi iscrive il proprio lavoro registra nel modulo tutti i dati che descrivono con quali tecniche e materiali è stato realizzato, sarà più precisa anche la valutazione espressa dalla giuria. Non dimentichiamo che, chi è chiamato a far parte di una giuria, deve poter svolgere questo compito con obiettività, perciò i quilt non devono mai contenere informazioni visibili che ne pregiudichino l’anonimato. Se l’etichetta apposta sul retro viene sempre schermata, anche sul davanti del manufatto non ci devono essere firme, sigle o altri elementi che inequivocabilmente portano all’autore. E’ evidente che tutte le opere presentate devono essere valutate senza che vi possa essere da parte della giuria pregiudizio o favoritismo alcuno. L’unico modo per garantirlo è l’anonimato assoluto di ciascun lavoro: questo tutela tutti, gli ammessi e i non ammessi, e anche la giuria che non avrà espresso pareri personali, ma sempre oggettivi ed obiettivi. Per questo i regolamenti sono importanti: garantiscono regole uguali per tutti.

Regole che tutti noi, firmando il modulo di iscrizione, accettiamo.

*Sara Casol, Giudice dei Concorsi Internazionali di Patchwork certificata dall’Associazione Internazionale della Gran Bretagna.
Ha pubblicato recentemente “Manuale di rifiniture per quilt e manufatti tessili”

Intervista a Melinda Bula (di Maria Rosaria Roseo)

In un panorama vasto e ricco di interessanti artisti qual’ è quello dell’art quilt statunitense, balzano agli occhi gli splendidi lavori di una quilter di spicco come Melinda Bula. I suoi art quilts a soggetto naturalistico riportano alla mente le  mirabili opere d’arte floreale dei Maestri Olandesi  realizzate a cavallo tra il XVII e XVIII secolo e dai quali Melinda ha dichiaratamente tratto ispirazione.

Quando ho chiesto a Melinda un po’ del Suo tempo per una breve intervista per la Scuola Romana Quilting, si è dimostrata subito disponibile, rispondendo alle mie domande con entusiasmo ed interesse.

Vi lascio alla lettura….

Un dipinto di Jan van Huysum (1682-1749): è evidente la fonte d’ispirazione nel quilt di Melinda Bula – Renaissance 

  • Melinda, quando hai iniziato a realizzare quilts e art quilts?

Ho fatto la mia prima trapunta a 18 anni. Avevo un lavoro in un negozio di tessuti e amavo guardare gli insegnanti nelle loro classi. Era nel 1974 e i colori dei tessuti erano orribili. Un giorno il negozio ricevette un bel tessuto dall’Inghilterra chiamato Liberty of London. I colori erano belli e la stoffa era molto costosa, quindi potei acquistare solo una piccola quantità, ma volevo fare la mia prima trapunta con quel tessuto a causa dei bellissimi colori!

All’età di 19 anni ho iniziato a frequentare l’università per studiare arte mentre ancora lavoravo nel negozio di tessuti. Ho cominciato a realizzare lavori di arte concettuale con oggetti trovati nel negozio. Ho sempre inserito tessuti e cucito i miei lavori.

  • Qual è stato il tuo primo quilt?

Quella prima trapunta non mi venne molto bene. La cucii e trapuntai a mano, ma la lunghezza dei punti era troppo grande. Non avevo idea di cosa stessi facendo. Anni più tardi mio figlio trovò questo quilt e ci si  accoccolò per anni fino a consumarlo. Ho invece, una foto del mio secondo quilt. Era un “double wedding ring”,sempre cucito a mano. Non l’ho mai finito ma mi  fa sempre piacere mostrarlo ai miei studenti!

  •  Quando hai esposto un lavoro per la prima volta? In che occasione?

Mi unii ad una associazione in seguito al trasferimento in California settentrionale nel 1997. Questo gruppo era composto da donne molto creative. I loro quilt contenevano quegli spunti innovativi tipici dell’art quilt e così iniziai anche io a progettare e disegnare i miei lavori tessili. Usavo la tecnica dell’applique a mano,cucendo con fili di vari colori. Mi innamorai dell’applique.

In seguito esposi un quilt in un contest locale e vinsi un “honorable mention ribbon”. Rimasi basita. Le mie tecniche erano ancora un po’ grezze perché ero autodidatta. Poi, i miei amici mi incoraggiarono ad esporre  quel quilt in un altro contest a San Francisco, dove vinse il terzo posto. Infine, quello stesso lavoro partecipò ad una esposizione dell’American Quilter Society (AQS) e rimasi scioccata quando ricevetti una lettera dal “Quilters Newsletter Magazine” dicendo che volevano presentarla nella loro rivista! Pensai che fosse una follia perché le mie tecniche di trapuntatura erano ancora da dilettanti, ma il mio disegno e l’uso del colore erano forti.

  • Ci potresti raccontare quale è il momento della lavorazione di un quilt che preferisci? Il design, la scelta dei tessuti, la realizzazione…

Mi piace trovare l’ispirazione, sia che si tratti di una foto, di un film o di un’esperienza personale. Tutto il processo creativo mi emoziona, specialmente i colori. Il colore è la scintilla che accende la mia immaginazione e mi spinge a superare le parti piu difficili. E ci sono molte parti complicate. Quando ho avuto l’ispirazione per ”Monterey at Dusk”, il sole stava tramontando e il cielo era rosa. Sarei  riuscita a catturare quel momento? Stavo scattando velocemente le mie fotografie. Una signora si avvicinò e disse che mi stava guardando e che non sarei riuscita a catturare quell’istante. Oh, sì che avrei potuto! Andai a casa e lavorai su quel quilt senza sosta per 4 settimane. Il colore del cielo e le sue parole mi motivarono. E riuscii a riprodurre quel tramonto nel mio lavoro. Quindi quando qualcuno  dice “non puoi”, io invece dico che posso! Sono così!

  • Ci sono tessuti e colori che ti piace usare di più?

Amo tutti i tessuti e i cotoni sono i miei preferiti, ma tutto dipende dalla scelta del colore giusto. Ormai tingo a mano le mie stoffe per riuscire ad ottenere il colore che desidero. Uso le mie stoffe perché ho bisogno di ottenere un effetto di colorazione non uniforme e posso riuscirci solo con tessuti tinti a mano. I solidi non vanno bene. Vorrei che i miei art quilts facciano pensare ad un dipinto anche se non c’è alcuna pittura in nessuno di essi – è tutto tessuto e filo- quindi ho bisogno che i colori dei tessuti abbiano una grande varietà di chiaro-scuri.

  •  Qual è, tra i tuoi numerosi lavori, quello che ami di più e che ti rappresenta?

I fiori e l’acqua mi rappresentano. I fiori perché hanno i colori più belli del mondo e l’acqua perché sono cresciuta vicino al mare e calma la mia mente. Se dovessi scegliere i favoriti sarebbero: “ Social Climber Roses” e “Monet in Pasadena”.

  •  Quale tecnica preferisci?

 Amo fare il “fusible applique”. Quando voglio creare e “dipingere”, vado in studio e lavoro ai miei “Fabulous Fusible Quilts”. Il fusible web che uso è adesivo (Steam-A-Seam2) in modo che quando lo stiro sul retro dei tessuti e taglio le forme, posso posarle e attaccarle sulla stoffa di fondo, senza dover stirare. Quando ho terminato la composizione e sono soddisfatta del risultato, passo il ferro da stiro sull’applique  così ottenuto e, col calore, lo fermo in modo stabile sul fondo. Posso lavorare con molti strati e cucire attraverso di essi. Immagino che le mie forbici siano il mio pennello e i tessuti con il fusible web, le mie vernici. Infine, quando tutto è in posizione ed è stirato,  lo quilto con la tecnica della pittura con i fili che chiamo Renegade Thread Play  (thread painting). Con questa tecnica  si riesce ad amalgamare tutti i tessuti e colori del top, fondendoli insieme attraverso la quiltatura. Sul retro dell’art quilt  uso tessuti neri e per la trapuntatura uso molti fili colorati in modo da riprodurre  il disegno del top. Vedi fotografia di “Fresh as a Daisy” top e retro.

  • Parlaci dei tuoi “Fabulous Fusible Quilts”.

Quando ho iniziato, volevo lavorare con il colore. Quali erano i colori migliori? Quelli dei fiori!

Tutto è cominciato con una foto di rose e un pacchetto di Steam-A-Seam2, il fusible web che uso ancora oggi. Un negozio della mia zona, mi diede un pacchetto di questo fusible web e mi chiese di capire cosa fare con esso così iniziai ad usarlo. Questo adesivo da applicare sulle stoffe  mi ha permesso di sovrapporre strati di tessuto un po’ come si sovrappongono e mischiano i colori nelle pitture. Stavo per dipingere le rose sul tessuto invece finii per “dipingerle”con questo nuovo fusible web. Subito dopo, scoprii di non avere abbastanza tessuti nei colori giusti per ottenere i chiaro-scuri necessari per un’immagine realistica. Ci sono voluti circa un anno di sperimentazione  prima di essere abbastanza coraggiosa da mostrare ai miei amici alla ”quilt guild” quello che avevo fatto, dato che il lavoro non era tecnicamente quello di una quilter professionista! Il giorno in cui mi sentii abbastanza audace da mostrare il mio lavoro al gruppo, fu quello in cui iniziai ad insegnare. Amo insegnare e  progettare modelli di fiori, condividere il mio senso del colore con gli studenti e spero di riuscire ad essere di ispirazione per i loro viaggi creativi.

Per concludere, Melinda esporrà alcuni dei Suoi bellissimi lavori nella prossima edizione dell’Arte Morbida che si terrà a fine Gennaio 2018.

Aspettiamo con interesse il momento in cui potremo ammirarli….

A presto

Maia