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WORKING IN A SERIES

Quando la versatilità è nemica dell’artista…

Circa un anno fa, partecipando ad uno dei corsi di  Katie Pasquini Masopust, ho iniziato a capire (iniziato sì, perché il percorso è lungo e non privo di difficoltà interpretative), cosa si intende con l’espressione “working in a series” e perché sia così importante e anche complicato seguire questo concetto.

Quando un artista ( no, non è il mio caso certo! Ma poiché sono naturalmente curiosa, non mi fermo alla superficie delle cose) realizza dei lavori che desidera vengano apprezzati e riconosciuti, non dovrebbe cadere vittima della versatilità. Quindi? Meglio la ripetitività? Vien da rispondere.  No. Adesso mi spiego meglio.

Quando si fa arte, lo si fa non solo per se stessi. Gli artisti, o gli aspiranti tali, lo fanno sperando di trovare estimatori e acquirenti per i propri lavori.

Ma per poter ottenere l’attenzione del pubblico, è necessario essere riconoscibili, avere uno stile distintivo e quindi realizzare un corpo di lavoro coeso che appaia come un unicum.

*Nella foto in alto: Rouen Cathedral paintings by Claude Monet

La versatilità

Se un artista ha un approccio sempre diverso alla propria arte, in termini di stile, soggetti, filosofia, tema o argomento e quindi realizza lavori tutti slegati uno dall’altro, si può dire che è versatile. Ogni lavoro costituisce un oggetto a sé stante.

Perché è necessario essere riconoscibili più che versatili

Quando l’approccio all’arte non ha un filo conduttore comune a più lavori, è difficile, per il pubblico, capire cosa l’artista voglia dire. Gli spettatori sono sopraffatti dalla varietà di immagini e temi e non hanno l’energia di analizzare ogni singolo pezzo, sono inondati da informazioni diverse e complesse , sono messi davanti a troppe scelte.

Il risultato è la confusione, la frustrazione e la rinuncia a comprendere ciò che guardano.

Se le opzioni sono troppe e variegate, non si  riesco a cogliere cosa ci piace e cosa no.

Lo scopo del “working in a series” però, non è condannarsi alla perpetua ripetizione asfittica dello stesso lavoro. Si tratta di esplorare e affrontare idee, composizioni e argomenti in maniera sempre più approfondita.

Avere una varietà di prospettive intorno allo stesso fulcro.

 Guardare il proprio lavoro al microscopio e trovare sempre nuove sfumature in ogni opera della stessa serie. 

Come dice Alan Bamberger, noto consulente e perito d’arte, lavorando sullo stesso tema in più opere, l’artista ne scopre il dettaglio, lo esplora e riesce, in sostanza, ad esprimere il proprio messaggio in modo più incisivo e compiuto. Dimostra che ha molto da dire.

 Lo stesso concetto estrinsecato in più lavori  fa ottenere un effetto cumulativo e ampliativo del tema stesso. Cosa che non si può avere con un’ opera isolata. Un’opera isolata è solo un inizio.  L’inizio di un viaggio o un vicolo cieco? La serie dimostra il contenuto e rafforza le capacità creative.

Gli spettatori, di conseguenza, faranno poca fatica a  comprendere il messaggio estetico, perché il corpo unico fornirà risposte complete, diventando uno stile distintivo . Un marchio. Un’esperienza.

Il pubblico si sentirà coinvolto in un percorso visivo più ampio, un viaggio che fornirà informazioni coerenti ed immediate sull’artista e i suoi lavori.

Knots Series – Judy Kirpich ( la serie è composta da più lavori)

Perché non a tutti piace lavorare realizzando un corpo di lavoro coeso

Non tutti gli artisti amano lavorare creando opere consequenziali.

Molti lo trovano noioso e un po’ frustrante.

Altri invece cercano di produrre “opere per tutti i gusti”, che possano cioè, nella loro varietà, soddisfare le esigenze estetiche di un’ampia fetta di pubblico, sperando, in tal modo,  di vendere più facilmente.

 

Dalla teoria alla pratica: istruzioni per l’uso…

Fin qui tutto bene.  Ma come si fa, materialmente a realizzare tanti lavori che costituiscano  un unicum?

La verità è che non è affatto semplice rispondere a questa domanda. Non ci sono regole assolute a cui attenersi. Le opinioni sono molte e a volte discordanti, perciò  vi riporto, a seguire,  i consigli di Bamberger e il materiale che ho raccolto sul tema.

Allora…

Quando si decide di lavorare in serie, è importante partire da un’ idea di base che  vorrete sviluppare nel corso  dei vari lavori che realizzerete. Qualcosa che per voi abbia un’ attrattiva. Dovrete infatti essere così costanti e concentrati su di essa, da riuscire a riprodurla e manipolarla in sequenza, in molti lavori. Dovrete essere certi di avere qualcosa da dire.

Sarebbe opportuno delineare una tabella di marcia , dei punti di riferimento a cui tornare ripetutamente durante la fase esecutiva.

C’è chi ritiene che sia fondamentale sviluppare la propria idea prima di darvi attuazione pratica, attraverso un’attenta progettazione, ad es. facendo molti schizzi dei lavori da eseguire per poi valutarne l’effetto, la riuscita o gli aggiustamenti necessari. Ciò serve per verificare se il tema funziona , se si riesce realmente a svilupparlo in più opere mantenendo vivo l’interesse e l’effetto finale. Ma sulla progettazione non tutti concordano.

Coloro che trovano difficile o poco soddisfacente lavorare per molto tempo su uno stesso progetto, potrebbero intercalare i lavori della serie, con altri che da questa sono slegati. Poi tornare alla serie. E così via.

Ed infine: una serie funziona se il tema appassiona e stimola l’artista, se guida la mente e la mano verso un obiettivo eccitante. Ma è altrettanto importante provare  sempre un’idea, non perché se ne trarrà  un sicuro successo, ma perché sarà comunque un’esperienza di emozione creativa.

Maia

CASSANDRA IRELAND BEAVER

“Use of negative space” è una delle caratteristiche dei modern quilt e va inteso come inclusione nel top di importanti zone di “ spazio negativo” (cioè di tessuto lasciato intero e non lavorato a patchwork;nel caso di infused plaid la quasi totalità!) che vengono rese parte del tutto grazie alla quiltatura che completa il patchwork e definisce  l’intento dell’artista.

Cassandra Beaver è una giovane artista americana prima classificata nella categoria “ USE OF NEGATIVE SPACE” al QUILTCON 2017 con la sua opera “Infused Plaid”. (foto 1)

Infused Plaid” è interamente realizzato dall’artista che, con un sapiente gioco di colori, ha ricreato con la quiltatura l’effetto della trama ed ordito di un plaid rendendo lo spazio negativo il punto focale del quilt.

Chi mi conosce e sa quanto amo i colori forti  si chiederà perché proprio questo quilt ha attirato la mia attenzione… in effetti è stata proprio la sua apparente semplicità a farmi soffermare sull’ immagine e di conseguenza a fare ricerche sull’ artista.

La scoperta dei suoi lavori è stata per me folgorante…Cassandra Beaver mi affascina: riesce a creare capolavori di un rigore estremo, di grande forza visiva!

Guardate il suo sito web  (http://thenotsodramaticlife.com), ammirate le opere fotografate:

“Rainbow Roundabout” (foto 2) è un mini quilt (il 15° da lei realizzato nel 2015) di 15” x 15” è una reinterpretazione del classico Courthouse Steps. Nel suo blog Cassandra illustra il processo creativo di questo mini quilt: ogni cuneo dell’ottagono è formato da 9 tessuti diversi per un totale di 74 tessuti, compresi sfondo bianco e binding! Ciò che dà carattere all’insieme è tuttavia, come in tutte le opere di questa artista, la quiltatura, da lei eseguita, che costituisce la naturale estensione del disegno.

“Whole is Greater than the Sum of Parts” (foto 3) by Cassandra Beaver 2015

questo quilt, presente nella galleria della MQG, nella categoria “Use of Negative Space”,   viene descritto così: “ sei sezioni separate di viola vibranti si combinano per creare un’immagine centrale unificata…..la quiltatura continua il colore di ogni segmento verso l’esterno ai bordi dell’immagine. Le linee orizzontali creano un effetto calmante che ricorda un tramonto all’orizzonte, enfatizzato dalla sezione di righe verticali.”…e si, direi proprio che l’effetto è tale! ( anche da questo Cassandra ha preso ispirazione per uno dei suoi mini quilt)

“Greenery in the garden” (foto 4)

diverso dai precedenti per l’esplosione di colori è il primo di una serie cui sta lavorando l’artista, ispirato dall’osservazione del Conservatorio del Franklin Park a Columbus (Ohio). come spiega la stessa Cassandra: “questo quilt non replica un’unica area del giardino ma incorpora forme e colori che più l’hanno attratta.

Interessante osservare il disegno della quiltatura sul retro del quilt, da cui si evince l’accuratezza per i dettagli e la complessità del gioco di particolari. (foto 5)

Nel blog l’artista spiega come ha costruito il suo quilt e le scelte fatte per la quiltatura.

Potrei continuare ma preferisco indirizzarvi al sito di Cassandra: vi consiglio di leggere la sua biografia, è molto interessante….è giovane ed ha ancora molto da dire!

“Overlay”

Nel 2017 Cassandra Beaver ha vinto anche il 1° premio alla “Riley Blake Creative Rockstar Fabric Challenge, Spring 2017”  con la sua opera “Overlay”

“……la base di tradizionali “flock of geese” è interrotta da cerchi d’acqua che introducono un colore fortemente contrastante ma si legano al disegno tramite la sapiente quiltatura che mantiene il sottostante disegno”

 

*Riferimenti bibliografici e da web:

http://thenotsodramaticlife.com

http://www.thepicta.com/user/cassandra.beaver/

https://themodernquiltguild.com

https://themodernquiltguild.com/quilting-gallery-categories/use-negative

ALLA SCOPERTA DEGLI ARTISTI

IL MODERN: come, dove e perchè di una passione….

Premessa per tutto ciò che dirò in seguito è che non voglio stilare nessuna classifica, non voglio dare regole (non ne avrei la competenza) ne insegnamenti….

Quello che segue è il primo “ritratto di artista” che, se mi seguirete, scriverò sul blog della Scuola Romana Quilting.

Non ci sono primi e ultimi…sono ritratti di chi mi ha colpito con le sue opere spigolando sul web, leggendo il sito ufficiale della MODERN QUILT GUILD (MQG) , i blog degli artisti e di quanti interessati al settore del Quilting soprattutto americano (d’altronde è lì che nasce), sfogliando libri, guardando le foto su  Pinterest, Instagram e, perchè no, seguendo link e suggerimenti sulle pagine Facebook.

La prima che vi presento è:

CASSANDRA IRELAND BEAVER

Dal Quilt…. all’Art Quilt – ( 2a parte)

Proseguendo (e concludendo!) nella individuazione dei primi artisti considerati i pionieri dell’art quilt, troviamo Therese May.

La May studiò pittura presso la Wisconsin University , conseguendo una laurea in Arte nel 1967 e nel 1974 un Master of Fine Arts alla San Jose State University .

Questa artista iniziò a cucire quilt alla fine degli anni ’60, usando immagini fotografiche impresse sulle stoffe. Therese usava proiettare una diapositiva fotografica su carta e quindi realizzava un disegno basato sull’immagine. Il disegno veniva poi utilizzato come modello per il tessuto.   Uno di questi quilts fotografici entrò  in una mostra multimediale al Walnut Creek Civic Art Center nel 1969: Animals, Quilts, and Blunt Instruments. La May vinse un premio e si rese conto che sarebbe stato possibile intraprendere  una carriera come artista tessile.

Jean Ray Laury, vide il quilt di Therese e lo inserì nel suo libro  Quilts and Coverlets: A Contemporary Approach (1970). Questo testo è considerato il primo grande libro sul quiltmaking contemporaneo ed è ampiamente utilizzato dagli artisti del settore. Il riconoscimento della Laury diede un forte slancio alla carriera della May.

Nello stesso periodo in cui questi artisti si allontanavano dal quilt tradizionale, gli storici e i collezionisti d’arte negli Stati Uniti cominciarono a riconoscere l’importanza storico/culturale  e artistica del quilting americano.

Nel 1971 al Whitney Museum of American Art di New York, venne presentata una mostra dal titolo “ Abstract Design in American Quilts” che segnò il definitivo, ulteriore riconoscimento del quilting come vera forma d’arte.

Robert Duty, il curatore del Whitney scrisse nell’introduzione al catalogo della mostra:” Questa mostra non è una rassegna completa di tutto il panorama del quilting  tradizionale in America, ma piuttosto una dimostrazione

dell’intrinseco valore e del contenuto visivo di questi lavori. Considerazioni tecniche,

distinzione geografica e significato storico sono stati esclusi a favore del contenuto estetico. Colore, modello e linea hanno la precedenza su tessuto”

Per la prima volta i quilts, oltre ad essere esposti in un grande museo dell’arte americana, vennero giudicati solo e soltanto come opere di arte visiva, confrontando  le loro qualità grafiche e pittoriche  con quelle dell’arte moderna e riconoscendone le indubbie caratteristiche di opere d’arte  imperiture.

Per il grande pubblico questa esposizione rappresentò la presa d’atto della potenza espressiva del quilting come mezzo creativo.

Potete visionare il catalogo della mostra al Whitney seguendo questo link:

https://archive.org/details/abdesignin00hols

Lo spettacolo al Whitney fu anche fonte di  ispirazione per molte persone per provare a creare quilts. I  neofiti della trapunta si affidavano ai pochi libri ( vecchie edizioni) disponibili, per apprendere le basi del quilting. A poco a poco il settore andò espandendosi, con una richiesta di insegnanti che si fece sempre più pressante.

Le esposizioni si andarono moltiplicando ed ebbero un ruolo determinante per lo sviluppo dell’art quilt , offrendo agli artisti e al pubblico l’opportunità di entrare in contatto con nuove opere tessili, con inusuali e nuovi approcci .

Nel 1976 il Museo delle Arti contemporanee di New York , oggi American Craft Museum, presentò la New American Quilt , una grande mostra museale di quilts non tradizionali. Tra gli artisti rappresentati : Radka Donnell, Helen Bitar, Wenda von Weise, Teresa Barkley, Susan Hoffman,  e molti altri.

Si affermò il ruolo non più puramente utilitaristico della trapunta. Gli art quilts esposti nella mostra del 1976 erano  espressione di una creatività nuova, che prevedeva l’uso di materiali e tecniche inusuali che segnavano una linea di confine tra passato e presente.

Queste prime esposizioni di quilts contemporanei, tuttavia, hanno dimostrato l’eccezione piuttosto che la regola. Le nuove opere erano troppo strane, troppo  innovative per il mondo altamente conservatore della trapunta tradizionale. Sebbene il numero delle esposizioni  aumentasse  ogni anno,  alla fine degli anni ’70 molti artisti tessili si sentivano frustrati dalla mancanza di vetrine per il loro lavoro.

Un importante punto di svolta venne fornito nel 1979 dal Quilt National, prima esposizione con giudici per quilts non tradizionali. La mostra (che ancora oggi si svolge ogni due anni) venne organizzata da tre note artiste: Francoise Barnes, Nancy Crow e Virginia Randles al Dairy Barn Arts Center di Atene, Ohio.

Il primo Quilt National  presentò 56 trapunte di 44 artisti e solo uno dei partecipanti non era americano. Oltre alle opere di Randles, Crow e Barnes, il primo spettacolo comprendeva trapunte di Radka Donnell, Beth Gutcheon, Nancy Halpern, Rhoda Cohen, Cynthia Nixon-Hudson, Tafi Brown, Terrie Hancock Mangat e Michael James. In un volantino che accompagna lo spettacolo, Gary J. Schwindler, professore associato  dell’Università dell’Ohio, dichiarò: “Il Quilt National ‘79 dimostra eloquentemente due fenomeni importanti: in primo luogo, si assiste sempre più al riconoscimento del ruolo del c.d. artigianato all’interno della categoria delle arti plastiche; in secondo luogo, il quilting  in particolare sta emergendo come una categoria vitale delle arti tessili e possiede enormi potenziali espressivi. La creazione di quilts negli Stati Uniti è adesso in una fase di sperimentazione e sviluppo e sta  trovando  un proprio posto come una delle principali forme di ricerca artistica”.

Questo il link al sito del Dairy Barn Art Center per visionare gli art quilts che parteciparono all’esposizione del 1979.

http://dairybarn.org/quilt-national/history/qn-79/quilt-national-79/

Il Quilt National è oggi un evento rinomato nel panorama delle esposizioni internazionali di Arte Tessile. I lavori selezionati per la mostra viaggiano in Musei, gallerie e centri d’arte negli gli Stati Uniti e in Europa.

Gli Art Quilts sono ormai entrati a far parte di collezioni permanenti di Musei come :

High Museum di Atlanta, il  Newark Museum, il  Philadelphia Museum of Art, il  Los Angeles County Museum, e il  M.H. deYoung Museum di San Francisco ed altre importanti  istituzioni pubbliche statunitensi e non solo.

Sono tanti, ad oggi, gli artisti internazionali che espongono i propri lavori  in mostre personali e non, di indubbio successo.

Il panorama delle trapunte d’arte è finalmente in piena ascesa e va sempre più muovendosi al di là dei “propri confini spesso troppo autorefenziali”  (cit.), presentandosi all’attenzione di un pubblico sempre più attento, preparato  e consapevole.

E a Voi… infinite grazie per aver avuto la tenacia di arrivar fin qui (!!) nella lettura di due articoli che non rappresentano, di certo,  un esempio di lieve “lettura estiva”…

 Maia

DAL QUILT… ALL’ART QUILT – un po’ di storia (1a parte)

La domanda che mi sono posta è: quando il quilt tradizionale assume nuove forme e si inizia a parlare di art quilt?

Di un argomento tanto vasto e ricco di variegate opinioni, non sarò certamente io a dare  una trattazione esaustiva o accademica. Mi limiterò ai tratti salienti che spero, possano essere anche i più interessanti.

Secondo Robert Shaw, uno dei maggiori esperti di storia del quilt contemporaneo e tradizionale  americano e autore di apprezzati  libri sull’argomento, il quilt della tradizione si è evoluto in forma d’arte, a partire dagli anni ’60 del novecento.

Nel periodo della contestazione giovanile si cercavano alternative ad una società percepita come moralmente corrotta, vittima dell’iniquità sociale ed economica, fondata sulla burocrazia, il carrierismo  e il conformismo culturale.

Negli Stati Uniti, nel decennio che va dagli anni ’60  ai primi anni ’70, prese piede il movimento “Back to the Land”, il quale professava l’abbandono delle città in favore del ritorno ad uno stile di vita semplice, rurale, aderente ai valori dell’anti-consumismo.

Tipico di quest’epoca fu il risveglio dell’interesse verso le attività artigianali, la riscoperta delle arti tradizionali bollate come antiquate e, soprattutto, delle c.d. “arti minori”.

La mobilitazione femminista di quel periodo inoltre, portò alla rivalutazione delle attività femminili e al riconoscimento della loro influenza all’interno della struttura sociale.

Gli storici iniziarono a riconfigurare  il ruolo della donna nella società e nell’arte americana. Per la prima volta i quilts tradizionali vennero letti come “documenti  che incarnavano i valori e la storia di migliaia di donne”, creatrici silenziose.

Le “trapunte della nonna” diventarono oggetti da collezione apprezzati per la loro storia, il design e la tecnica.

Ci fu un ritrovato interesse per questo settore dell’artigianato e migliaia di donne  (e pochi uomini) cominciarono nuovamente a fare trapunte .

Inizialmente la ripresa si orientò alla semplice riproduzione di modelli  classici ma, sebbene l’approccio non tradizionale al quilting non attraesse l’attenzione dei più fino alla fine degli anni ’70, un gruppo di artisti iniziò a sperimentare e creare disegni originali e moderni già alla fine degli anni ’50.

 

La più importante quiltmaker  di quel periodo fu Jean Ray Laury ( nata il 22 Marzo 1928 e deceduta il 2 Marzo 2011) , artista,  accademica e designer. I suoi lavori sono stati esposti in molti Musei degli Stati Uniti. Ha pubblicato più di trenta libri ed insegnato a moltissimi studenti.

Le sue trapunte uscivano dagli schemi del quilt classico; questa artista disegnava i propri lavori basandosi sulle esperienze personali, sulla vita quotidiana, usando un linguaggio semplice, incisivo ed innovativo. Il manifesto del suo lavoro  è rappresentato dal famoso  “Tom’s Quilt”, realizzato per la tesi al Masters in Arte alla Stanford University. 

Oggi guardandolo ci sembra un lavoro tradizionale, ma a quel tempo rappresentò un momento di rottura e forte innovazione rispetto ai modelli dei quilts classici.

Nel “Tom’s Quilt”, sono raffigurati gli oggetti di uso quotidiano  amati dal figlio dell’artista, allora bambino.

Questo art quilt venne definito da Roxa Wright, caporeddattore per House Beautiful,  e giudice di molte mostre di quilt: 

“Una deliziosa, trapunta del tutto non ortodossa…..  una fresca brezza… il primo quilt contemporaneo che avessi mai visto, realizzato con successo,  ma molto più semplice e più diretto nella tecnica  rispetto alle tante trapunte tradizionali e belle presenti nella Mostra.”

 

La  Laury  dichiarava: “Mi piace fare trapunte che si ispirano alla vita di tutti i giorni, alla politica, alle questioni femminili… i grandi argomenti di interesse sociale e

 l’ umorismo sono  sempre parte del mio lavoro. Questo coinvolgimento personale è ciò che mi porta al quiltmaking e mantiene viva la mia passione“.

Citando l’artista: ” i disegni tradizionali (oggi) non soddisfano più le nostre esigenze… se possiamo mantenere  l’integrità strutturale del quilt tradizionale  e aggiungere un approccio contemporaneo al colore e alla progettazione, otteniamo una trapunta che è fusione di passato e presente”.

Secondo Robert Shaw, la dichiarazione della Laury può essere interpretata come il Manifesto dell’Art Quilt.

Oggi, J.R. LAury viene considerata da molti artisti contemporanei la madre dell’art quilt.

 

Tra i pionieri del quiltmaking moderno, una artista di spicco, una  dei più influenti fu Radka Donnel .  Pittrice di formazione accademica, iniziò ad adottare il quilt come mezzo di espressione della propria arte. La Donnel iniziò a fare trapunte nel 1965 e il design dei suoi lavori rimane unico ancora oggi .

La Donnel lavorava in modo rapido ed intuitivo, usando tessuti di ogni tipo, anche stoffe di abiti. I suoi quilt sono una combinazione, mai casuale, di stampe vivaci e vivide tinte unite, sono quadri in tessuto, mosaici di forma irregolare  destinati ad evocare sentimenti e stati d’animo contrastanti.

Mentre l’approccio della Laury era volutamente freddo e semplice, le intenzioni della Donnell erano intellettuali e spirituali.

I lavori decisamente non tradizionali di Radka Donnell influenzarono, negli anni’70, molti giovani artisti tra cui Michael James, Nancy Halpern, Molly Upton e Susan Hoffman.

La sua Mostra del 1975 (con Susan Hoffman e Molly Upton) all’Harvard University’s Carpenter Center for the Arts, segnò una svolta importante per il quilt contemporaneo. Infatti, per la prima volta, le trapunte contemporanee venivano mostrate in un ambiente tanto prestigioso come una Galleria d’Arte, riconoscendo lo status di artista a coloro che utilizzavano la trapunta come strumento espressivo della propria creatività.

Un’altra artista importante ma  relativamente poco conosciuta è Joan Lintault. 

Laureata presso la State University of New York a New Paltz nel 1960 con una laurea in Educazione Artistica, la Lintault ha inoltre conseguito il Master of Fine Arts di ceramica alla Southern Illinois University nel 1962.

Anche lei iniziò a fare trapunte nel 1965 allontanandosi fortemente dallo stile tradizionale.

Come conseguenza del suo background artistico diceva, “ho voluto usare tutte le competenze artistiche  che mi sono state insegnate, utilizzando il filo come linea, il tessuto come forma e il colore come [vernice] “. E, aggiunge,“non ho mai capito perché c’è questo profondo pregiudizio contro gli artisti che utilizzano il tessuto e le fibre tessili come forma espressiva “. 

Fine prima parte

A domani con la seconda parte di questo articolo… se vorrete!

Verona Tessile 2017, diario di tre giorni

Ogni due anni, sotto il patrocinio del Comune, l’Associazione “Ad Maiora” organizza un Festival di Arte Tessile, cioè di tutto quello che può essere assimilato al lavoro con il tessuto. Il nome dell’Associazione dice già  tutto. Andare avanti e migliorare, così  le Socie inventano e allestiscono numerose Mostre, belle ed interessanti, per far conoscere il Quilting.

 Il Quilting infatti è il protagonista di quest’anno, con un concorso, rassegne e mostre.

Merita un lungo applauso  l’impegno di queste donne che qui, con dedizione e passione riescono a rendere visibile con  il loro lavoro e sacrificio la bellezza di questa Arte.

Verona Città del Nord tra le più belle, e anche tra le più ricche. Accoglienza un po’ bagnata, sotto una pioggerella continua, che non ci ha però impedito di rispettare il nostro programma. Intorno a noi tanto verde,  una città pulita e ordinata da una cura che appartiene molto ai suoi cittadini.

Le Mostre si trovavano sparpagliate nella città, un’idea piacevole che ci ha permesso di vederne le bellezze.

Da qualche parte si doveva cominciare e la prima è stata INFERNUS, una mostra ideata da Simone Forlani. Un numeroso gruppo di quilter di tutta Italia si sono cimentate  sul tema dantesco,  illustrando personaggi  e paesaggi infernali raccontati da Dante. All’ingresso, la frase  “Lasciate ogni speranza o voi che entrate…”, mi era sembrato un terribile inizio , meno male che abbiamo incontrato subito il ritratto tessile del Sommo Poeta, l’Alighieri della tradizione, gran naso, colori rosso e nero e corona di alloro.

La mostra si trovava in una sala di una Chiesa sconsacrata, Santa Maria in Chiavica. A onor del vero devo dire che la rassegna dell’Inferno è stata penalizzata dallo spazio, poco, e 

dall’altrettanto poca luce. Speriamo di rivedere in un futuro non troppo lontano, il tutto in condizioni più favorevole perché merita.

Presso il Palazzo dei mutilati, una Rassegna con premi sul tema : “Il filo rosso, l’amore”. Una serie di bellissimi pannelli, rasserenanti. Le quilter si sono sbizzarrite con le loro consumate tecniche. Qualcuna ha usato il filo rosso per i volti dei suoi bambini; un Charlie Chaplin con il monello; sullo sfondo di una città un nonno tende la mano ad un bambino; un’isola fra due mari, Porto Palo; un tema d’amore per eccellenza: Romeo e Giulietta e la musica di Nino Rota, l’Amore non ha distanze, tanta  dolcezza e teneri ricordi.

I Quilt dell’800, dall’Europa e dall’America, raccolti, conservati con amore e esposti in pompa magna dentro Castelvecchio. Li abbiamo ammirati tutti e Giuliana Nicoli ce li ha raccontati con competenza e simpatia: log-cabin, appliqué, doppio anello nuziale, ci siamo immerse dentro la mirabile tradizione del patchwork, degna del Museo dove sono stati esposti.

Una novità interessante nell’ambito del‘riciclo’, “Entity”, nella grande vetrina della Biblioteca pubblica proponeva l’uso dei materiali diversi, riuso della plastica delle bottiglie,   che diventa fettuccia poi tessuta e decorata con vetri colorati, creando oggetti di arredamento bellissimi.  Una sorpresa, un’artista Giuse Maggi che si divide tra la Svizzera e il Bahrein.

In giro per le piazze di Verona affollate da turisti e scolaresche, anche sotto la pioggia, abbiamo potuto ammirare tutto il bello della città scaligera. Non posso dimenticare i negozi, curati e con quel sapore antico che mi rallegra sempre, i caffè e l’eterna fila davanti alla ‘casa di Giulietta’.

Nei momenti di cielo limpido,  con le mie amiche, ci siamo sedute a piazza delle Erbe, mangiando patatine fritte e immaginando il mercato di altri tempi.

La rassegna “Bosna Quilts” a Palazzo della Ragione era una Mostra del quilting delle donne della Bosnia che ci ha sorpreso e emozionato. La guerra nel loro Paese le ha costrette a fuggire, si sono rifugiate in Austria. Sapevano cucire e un Architetto, Lucia Lienbard-Giesinger  austriaca di Bregenz le ha riunite e creato un team di quilter; fornisce loro le stoffe, tutte di grande qualità, i colori sono tenui e sono tutte a tinta unita, e i disegni dei progetti con gli abbinamenti dei colori. I prodotti che le donne, ormai tornate in Bosnia, realizzano, vengono venduti in tutto il mondo, Loro adesso  continuano a fare quei Quilt che sono molto richiesti ed apprezzati. Sono sopravvissute e hanno conquistato un lavoro che dà loro da vivere realizzando Quilt.

Nella Chiesa dei SS. Apostoli si svolgeva una rassegna di quilt dell’Associazione nazionale Quilt Italia e un’altra Antologia di quilt delle Socie di Casa Patchwork di Bassano del Grappa

Alla fine però una mattinata l’abbiamo riservata alla visita di San Zeno, il vescovo nero di Verona, la porta di bronzo, il polittico del Mantegna, rubato da Napoleone, che i francesi ci hanno restituito. Una Basilica degna della città, un posto dove si può fare un’indigestione con la storia e la storia dell’Arte, che si presenta con qualche dettaglio ad ogni angolo, basta guardare.

Impossibile sfuggire all’acqua, ci siamo salvate dalla pioggia battente rifugiandoci in  una sala cinematografica e ci siamo gustate  il bellissimo film di Gianni Amelio “la  Tenerezza”.

Tutto qua, avrò dimenticato cinquemila cose, ma non che il breve soggiorno mi è piaciuto in tutti i sensi e care amiche di “Ad Maiora”  e dintorni siete una fonte inesauribile di idee , e io di certo tornerò.

Tullia Ferrero per “Scuola Romana Quilting”

Concorsi e mostre, gioie e dolori di una quilter (di Sara Casol*)

I concorsi sono un argomento sempre d’attualità nel mondo del patchwork, così come le linee guida a cui prestare attenzione per partecipare.  Mi piacerebbe, in questo post, fare qualche considerazione sul tema, per invogliare chi ha in preparazione un suo manufatto in vista di un concorso, a fare del regolamento un amico fedele.

Ogni competizione ha un proprio regolamento, e sia nel caso in cui vengano disciplinati tutti gli aspetti, sia che invece siano previsti solo i punti principali, tutto andrebbe letto e assimilato  attentamente da coloro che intendono iscriversi alla competizione.

Se un regolamento non viene ben compreso, i dubbi e le domande nascono dopo aver spedito il quilt, anziché prima, e a quel punto c’è ben poco da fare.

Se le regole sono ben dettagliate ed ogni aspetto è ampiamente trattato, è un grande vantaggio: pensiamo ad esempio alle categorie previste, se vi sono descritte chiaramente le caratteristiche tecniche e stilistiche a cui fare riferimento, sarà senz’altro più semplice individuare quella appropriata in cui iscrivere il manufatto.

Se un quilt viene iscritto in una categoria sbagliata, la giuria può legittimamente decidere di escluderlo dai premiati, per quanto meraviglioso esso sia.

Se non ci sono specifiche, ricordiamoci di cercare i riferimenti della segreteria del concorso, c’è sicuramente un indirizzo e-mail o un numero di telefono al quale rivolgersi per chiedere lumi. Non bisogna pensare di disturbare, se si fanno domande.

Spesso non ci si rende conto che, chiedendo informazioni, si aiuta concretamente l’organizzazione di un concorso, perché si dà la possibilità di fornire a tutti risposte specifiche utili a migliorare il livello qualitativo e quantitativo delle opere esposte. Si evitano fraintendimenti e si entra in contatto con la realtà del concorso per comprenderne i meccanismi.  L’organizzazione di un evento è complessa, e richiede il lavoro e l’attenzione costante di molte persone, che siano esse parte di un’associazione, di un gruppo locale o di una società professionista nel settore. Lo scambio di informazioni può rivelarsi importante per entrambe le parti, e genera impressioni positive sulla manifestazione in generale.

Per ricevere una risposta ai propri dubbi, è fondamentale un approccio educato e organizzato, ad esempio si possono elencare in un solo messaggio gli eventuali punti poco chiari, cercando di essere precisi e sintetici.

Oltre alla categoria, alcuni degli aspetti del regolamento su cui dovremmo focalizzare l’attenzione sono:

– tema, misure, eventuale tolleranza, caratteristiche tecniche (soprattutto se ci sono elementi espressamente richiesti o vietati);

– originalità del manufatto (se deve essere inedito, se può o meno essere ispirato ad un’opera esistente, se ci sono collaborazioni di terze persone nella realizzazione, e così via);

  • selezione delle opere (vengono scelti dalla giuria solo i manufatti ritenuti corrispondenti al bando o sono ammessi tutti); nel caso di selezione tramite fotografie, è fondamentale che le immagini rispettino le caratteristiche tecniche indicate, come il formato, la risoluzione, le dimensioni. Forse sembrerà ovvio, o perfino inutile dirlo, ma le immagini devono essere nitide. Se sono sfocate, se la bassa risoluzione non consente un ingrandimento adeguato che permetta alla giuria di distinguere i particolari, sarà stato inutile inviarle, o addirittura penalizzante, perché non è possibile ammettere alcunché sulla base di una fotografia non chiara;

Non c’è bisogno di sottolineare gli aspetti “amministrativi” di un concorso, scadenze e versamenti sono sempre ben chiari a tutti.

Vorrei dedicare ancora qualche riga ad un ultimo punto, a mio avviso delicato, che è il modulo d’iscrizione, perché una corretta compilazione ha il suo peso nella valutazione globale. Se le informazioni fornite sono vaghe, non aiutano la giuria in caso di necessità di approfondimenti sulle caratteristiche del quilt. Se invece chi iscrive il proprio lavoro registra nel modulo tutti i dati che descrivono con quali tecniche e materiali è stato realizzato, sarà più precisa anche la valutazione espressa dalla giuria. Non dimentichiamo che, chi è chiamato a far parte di una giuria, deve poter svolgere questo compito con obiettività, perciò i quilt non devono mai contenere informazioni visibili che ne pregiudichino l’anonimato. Se l’etichetta apposta sul retro viene sempre schermata, anche sul davanti del manufatto non ci devono essere firme, sigle o altri elementi che inequivocabilmente portano all’autore. E’ evidente che tutte le opere presentate devono essere valutate senza che vi possa essere da parte della giuria pregiudizio o favoritismo alcuno. L’unico modo per garantirlo è l’anonimato assoluto di ciascun lavoro: questo tutela tutti, gli ammessi e i non ammessi, e anche la giuria che non avrà espresso pareri personali, ma sempre oggettivi ed obiettivi. Per questo i regolamenti sono importanti: garantiscono regole uguali per tutti.

Regole che tutti noi, firmando il modulo di iscrizione, accettiamo.

*Sara Casol, Giudice dei Concorsi Internazionali di Patchwork certificata dall’Associazione Internazionale della Gran Bretagna.
Ha pubblicato recentemente “Manuale di rifiniture per quilt e manufatti tessili”

Intervista a Melinda Bula (di Maria Rosaria Roseo)

In un panorama vasto e ricco di interessanti artisti qual’ è quello dell’art quilt statunitense, balzano agli occhi gli splendidi lavori di una quilter di spicco come Melinda Bula. I suoi art quilts a soggetto naturalistico riportano alla mente le  mirabili opere d’arte floreale dei Maestri Olandesi  realizzate a cavallo tra il XVII e XVIII secolo e dai quali Melinda ha dichiaratamente tratto ispirazione.

Quando ho chiesto a Melinda un po’ del Suo tempo per una breve intervista per la Scuola Romana Quilting, si è dimostrata subito disponibile, rispondendo alle mie domande con entusiasmo ed interesse.

Vi lascio alla lettura….

Un dipinto di Jan van Huysum (1682-1749): è evidente la fonte d’ispirazione nel quilt di Melinda Bula – Renaissance 

  • Melinda, quando hai iniziato a realizzare quilts e art quilts?

Ho fatto la mia prima trapunta a 18 anni. Avevo un lavoro in un negozio di tessuti e amavo guardare gli insegnanti nelle loro classi. Era nel 1974 e i colori dei tessuti erano orribili. Un giorno il negozio ricevette un bel tessuto dall’Inghilterra chiamato Liberty of London. I colori erano belli e la stoffa era molto costosa, quindi potei acquistare solo una piccola quantità, ma volevo fare la mia prima trapunta con quel tessuto a causa dei bellissimi colori!

All’età di 19 anni ho iniziato a frequentare l’università per studiare arte mentre ancora lavoravo nel negozio di tessuti. Ho cominciato a realizzare lavori di arte concettuale con oggetti trovati nel negozio. Ho sempre inserito tessuti e cucito i miei lavori.

  • Qual è stato il tuo primo quilt?

Quella prima trapunta non mi venne molto bene. La cucii e trapuntai a mano, ma la lunghezza dei punti era troppo grande. Non avevo idea di cosa stessi facendo. Anni più tardi mio figlio trovò questo quilt e ci si  accoccolò per anni fino a consumarlo. Ho invece, una foto del mio secondo quilt. Era un “double wedding ring”,sempre cucito a mano. Non l’ho mai finito ma mi  fa sempre piacere mostrarlo ai miei studenti!

  •  Quando hai esposto un lavoro per la prima volta? In che occasione?

Mi unii ad una associazione in seguito al trasferimento in California settentrionale nel 1997. Questo gruppo era composto da donne molto creative. I loro quilt contenevano quegli spunti innovativi tipici dell’art quilt e così iniziai anche io a progettare e disegnare i miei lavori tessili. Usavo la tecnica dell’applique a mano,cucendo con fili di vari colori. Mi innamorai dell’applique.

In seguito esposi un quilt in un contest locale e vinsi un “honorable mention ribbon”. Rimasi basita. Le mie tecniche erano ancora un po’ grezze perché ero autodidatta. Poi, i miei amici mi incoraggiarono ad esporre  quel quilt in un altro contest a San Francisco, dove vinse il terzo posto. Infine, quello stesso lavoro partecipò ad una esposizione dell’American Quilter Society (AQS) e rimasi scioccata quando ricevetti una lettera dal “Quilters Newsletter Magazine” dicendo che volevano presentarla nella loro rivista! Pensai che fosse una follia perché le mie tecniche di trapuntatura erano ancora da dilettanti, ma il mio disegno e l’uso del colore erano forti.

  • Ci potresti raccontare quale è il momento della lavorazione di un quilt che preferisci? Il design, la scelta dei tessuti, la realizzazione…

Mi piace trovare l’ispirazione, sia che si tratti di una foto, di un film o di un’esperienza personale. Tutto il processo creativo mi emoziona, specialmente i colori. Il colore è la scintilla che accende la mia immaginazione e mi spinge a superare le parti piu difficili. E ci sono molte parti complicate. Quando ho avuto l’ispirazione per ”Monterey at Dusk”, il sole stava tramontando e il cielo era rosa. Sarei  riuscita a catturare quel momento? Stavo scattando velocemente le mie fotografie. Una signora si avvicinò e disse che mi stava guardando e che non sarei riuscita a catturare quell’istante. Oh, sì che avrei potuto! Andai a casa e lavorai su quel quilt senza sosta per 4 settimane. Il colore del cielo e le sue parole mi motivarono. E riuscii a riprodurre quel tramonto nel mio lavoro. Quindi quando qualcuno  dice “non puoi”, io invece dico che posso! Sono così!

  • Ci sono tessuti e colori che ti piace usare di più?

Amo tutti i tessuti e i cotoni sono i miei preferiti, ma tutto dipende dalla scelta del colore giusto. Ormai tingo a mano le mie stoffe per riuscire ad ottenere il colore che desidero. Uso le mie stoffe perché ho bisogno di ottenere un effetto di colorazione non uniforme e posso riuscirci solo con tessuti tinti a mano. I solidi non vanno bene. Vorrei che i miei art quilts facciano pensare ad un dipinto anche se non c’è alcuna pittura in nessuno di essi – è tutto tessuto e filo- quindi ho bisogno che i colori dei tessuti abbiano una grande varietà di chiaro-scuri.

  •  Qual è, tra i tuoi numerosi lavori, quello che ami di più e che ti rappresenta?

I fiori e l’acqua mi rappresentano. I fiori perché hanno i colori più belli del mondo e l’acqua perché sono cresciuta vicino al mare e calma la mia mente. Se dovessi scegliere i favoriti sarebbero: “ Social Climber Roses” e “Monet in Pasadena”.

  •  Quale tecnica preferisci?

 Amo fare il “fusible applique”. Quando voglio creare e “dipingere”, vado in studio e lavoro ai miei “Fabulous Fusible Quilts”. Il fusible web che uso è adesivo (Steam-A-Seam2) in modo che quando lo stiro sul retro dei tessuti e taglio le forme, posso posarle e attaccarle sulla stoffa di fondo, senza dover stirare. Quando ho terminato la composizione e sono soddisfatta del risultato, passo il ferro da stiro sull’applique  così ottenuto e, col calore, lo fermo in modo stabile sul fondo. Posso lavorare con molti strati e cucire attraverso di essi. Immagino che le mie forbici siano il mio pennello e i tessuti con il fusible web, le mie vernici. Infine, quando tutto è in posizione ed è stirato,  lo quilto con la tecnica della pittura con i fili che chiamo Renegade Thread Play  (thread painting). Con questa tecnica  si riesce ad amalgamare tutti i tessuti e colori del top, fondendoli insieme attraverso la quiltatura. Sul retro dell’art quilt  uso tessuti neri e per la trapuntatura uso molti fili colorati in modo da riprodurre  il disegno del top. Vedi fotografia di “Fresh as a Daisy” top e retro.

  • Parlaci dei tuoi “Fabulous Fusible Quilts”.

Quando ho iniziato, volevo lavorare con il colore. Quali erano i colori migliori? Quelli dei fiori!

Tutto è cominciato con una foto di rose e un pacchetto di Steam-A-Seam2, il fusible web che uso ancora oggi. Un negozio della mia zona, mi diede un pacchetto di questo fusible web e mi chiese di capire cosa fare con esso così iniziai ad usarlo. Questo adesivo da applicare sulle stoffe  mi ha permesso di sovrapporre strati di tessuto un po’ come si sovrappongono e mischiano i colori nelle pitture. Stavo per dipingere le rose sul tessuto invece finii per “dipingerle”con questo nuovo fusible web. Subito dopo, scoprii di non avere abbastanza tessuti nei colori giusti per ottenere i chiaro-scuri necessari per un’immagine realistica. Ci sono voluti circa un anno di sperimentazione  prima di essere abbastanza coraggiosa da mostrare ai miei amici alla ”quilt guild” quello che avevo fatto, dato che il lavoro non era tecnicamente quello di una quilter professionista! Il giorno in cui mi sentii abbastanza audace da mostrare il mio lavoro al gruppo, fu quello in cui iniziai ad insegnare. Amo insegnare e  progettare modelli di fiori, condividere il mio senso del colore con gli studenti e spero di riuscire ad essere di ispirazione per i loro viaggi creativi.

Per concludere, Melinda esporrà alcuni dei Suoi bellissimi lavori nella prossima edizione dell’Arte Morbida che si terrà a fine Gennaio 2018.

Aspettiamo con interesse il momento in cui potremo ammirarli….

A presto

Maia

Tullia intervista Laura Armiraglio

Cara Laura

Non voglio essere invadente, ma penso che quanto segue servirà per farti conoscere e anticipare qualche sorpresa alle tue future scolare. Per questo ho preparato per te qualche domanda, non ti chiederò particolari piccanti sulla tua vita intima, mi limiterò a chiederti notizie a proposito della tua scelta stilistica. Sono solo nove domande e ti chiedo di rispondere, dedica un pochino del tuo tempo e sarai utile  a tutti noi. Abbiamo in progetto una serie di interviste con molte altre tue colleghe,  non solo italiane,  tu sei la prima, da pubblicare sul nostro sito e diffondere.

 Tullia    Laura

  •       Come sei arrivata al Quilting ? Quando hai cominciato ? Ci racconti qualcosa sui tuoi primi passi, cosa c’era prima, prima ?  

Ci sono arrivata 17 anni fa… lavoravo come commessa in una merceria che era un vero paradiso; lì potevi trovare tutto l’occorrente per il ricamo, la maglia, il tombolo, il decoupage e… il patchwork. Veniva insegnato il metodo noto come English Paper Piecing con cuciture rigorosamente a mano; me ne sono subito innamorata. Prima c’erano il puntocroce, la maglia  e l’uncinetto.

  • In questo momento le tue scelte artistiche mi sembrano chiare, sono in linea con i tuoi studi perché il tuo lavoro lo rispecchia.

In realtà ho le idee molto confuse sulle mie scelte “artistiche”, ho ancora molto da imparare e vorrei avere più tempo per sperimentare tecniche diverse.

  • Io da bambina cucivo, facevo la maglia, tu disegnavi Cattedrali ? Scherzo, con cosa ti divertivi o alimentavi la tua creatività ?

Da piccolissima mi divertivo con un paio di forbicine e giornali da ritagliare, poi immaginavo delle ville lussuose, prendevo i mattoncini Lego, iniziavo dall’ingresso e i pezzi finivano prima che potessi costruire la casa (avrei forse dovuto capire che non avrei mai fatto l’architetto 😉 Nei pomeriggi estivi c’erano le nonne che mi hanno insegnato il mezzopunto, la maglia e l’uncinetto.

  • Dietro ad ogni artista c’è un Maestro/a, non parlo di Michelangelo o Brunelleschi, chi sono stati i tuoi ? Il tuo ambiente familiare ti ha favorito nelle tue scelte ?

Devo ringraziare Nicoletta, la proprietaria del negozio di cui parlavo prima, che ha saputo trasmettermi la passione per tutti i lavori con ago e filo; inoltre ho avuto la possibilità di frequentare dei corsi di ricamo tradizionale con Antonietta Menossi, una vera Maestra. Confesso a malincuore che l’ambiente familiare è sempre stato ostile alle mie scelte.

  • La tua vita privata ti consente di dedicare spazio, studio e tempo  al lavoro creativo ?

La mia vita non è pensabile senza idee e progetti da realizzare con ago e filo; purtroppo da quando è nato mio figlio ho dovuto abbandonare il lavoro che svolgevo presso due studi di architettura poiché vergognosamente e scarsamente retribuito. Nella sfortuna di essere disoccupata ho la fortuna di avere molto tempo libero per dare sfogo alla mia creatività.

  • Oggi cosa pensi delle Associazioni, grandi o piccole che siano, credi che siano state o saranno utili alla diffusione di questa Arte ?

Credo che le Associazioni siano molto importanti; senza Quilt Italia non sarei stata in grado di compiere il mio percorso. Ho scoperto che il patchwork non è solo quello rigorosamente cucito a mano ma che esistono altre tecniche; mi sono iscritta a diversi corsi, ho avuto l’opportunità di conoscere persone con le mie stesse passioni. Mi sono messa in gioco partecipando a concorsi del settore e, con la scusa di vedere il mio lavoro esposto, ho viaggiato molto e sono tornata ogni volta arricchita (nuove amicizie, nuove idee, nuovi stimoli): le Associazioni fanno da legante tra le persone che vogliono condividere e diffondere questa Arte, sono dei punti di riferimento per me davvero importanti. Grazie alla vostra Associazione ho avuto l’onore e il piacere di conoscere Sheila Frampton Cooper e di partecipare al suo workshop e non vedo come sarebbe stato altrimenti possibile. Grazie per il lavoro che fate.

  • Riusciremo, con tutte le nostre diversità, ad adeguarci ai grandi Paesi alla loro cultura così diffusa del Quilting.

Spero proprio di sì e credo che le nostre diversità ci aiuteranno a creare uno stile nostro.

  • Cosa ti proponi per il futuro, il tuo futuro di Artista ? Hai progetti speciali non troppo segreti ?

Mi propongo di continuare a coltivare la mia passione finchè rimarrà tale. Cercherò di alimentarla partecipando a nuovi corsi e viaggiando. Ho un progetto speciale ma per ora è top secret. Se andrà in porto vi prometto che sarete le prime a sapere.

  • Cosa pensi del “Moderno “ ? Una rivoluzione o un passaggio obbligato ?

Mi sono appena avvicinata al “moderno” con il corso di Sheila. Comunque faccio un po’ di confusione tra moderno, astratto e contemporaneo… Al momento sono molto più attratta dalla tradizione che dal moderno.

Ti ringrazio e spero di ricevere tue notizie/risposte al più presto.

Un abbraccio Tullia Ferrero

 

A presto.

Laura

Salve….Vi presento la SAQA!

Oggi ho pensato di parlarvi della SAQA. Molti di voi la conosceranno certamente.

Io l’ho scoperta un paio di anni fa nei miei tanti pellegrinaggi sul web, dedicati alla scoperta e allo studio del mondo che ruota intorno all’Art Quilt.

La SAQA, Studio Art Quilt Associates Inc., è una “organizzazione senza scopo di lucro che si prefigge di diffondere l’art quilt e i suoi artisti”, attraverso corsi, mostre internazionali, collaborazioni e pubblicazioni.

L’Associazione venne fondata nel 1989 su iniziativa della nota artista (da poco scomparsa) Yvonne Porcella in collaborazione con 50 artisti del mondo del quilting contemporaneo. Oggi conta più di 3300 membri tra artisti, docenti, collezionisti, sponsors e sovrintendenti di Musei.                       

Diventare socio della SAQA, permette agli artisti di inserirsi in una struttura dinamica che offre infiniti servizi per la propria formazione artistica e lo sviluppo professionale. Sono moltissime le mostre a cui si può partecipare in quanto membri, ma ci sono anche Convegni e incontri che hanno lo scopo di sostenere l’artista e far crescere il suo lavoro.

La SAQA non “serve” solo all’artista associato, ma anche a noi, spettatori ed estimatori, per conoscere le tendenze del momento nel panorama dell’art quilting, le iniziative e le mostre da visitare!

Sul suo sito internet (  http://www.saqa.com/gallery-mini.php   ) l’Associazione offre una serie di gallerie on line in cui vengono mostrati i lavori dei propri membri. Sempre on line è possibile acquistare i cataloghi delle meravigliose mostre e altre  pubblicazioni.

Se come me, siete curiosi e appassionati di Art Quilt, troverete del fantastico materiale che vi farà magari venir voglia di approfondire, ammirare, cercare…

Perdonatemi! Con questo post non avevo certo lo scopo di fare pubblicità alla SAQA  (strano, direte voi: perché sembrerebbe proprio il contrario!!!)… in realtà volevo solo ricordare quanto prezioso sia il lavoro di chi, ogni giorno e in ogni modo, cerca incessantemente di diffondere l’amore per l’arte, la cultura e in modo particolare, la passione per l’Art Quilting.

E quale luogo migliore se non il sito della  Scuola Romana Quilting? 

Ma abbiamo bisogno di Voi, della Vostra curiosità, dei Vostri occhi, dei Vostri commenti, delle

 Vostre opinioni e anche… delle Vostre critiche (!!!)  per crescere e aiutarci a divulgare anche qui, la cultura per questa particolare forma di arte tessile.

E quando,  parlando di ART QUILT con amici, parenti e colleghi,  non ci troveremo più davanti a sguardi vuoti, interrogativi o confusi, allora potremo veramente ritenerci soddisfatti del lavoro svolto!!

 Maia