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Tra i monti della Carnia

racconti_1Ogni tanto alzava la testa e guardava le montagne. Aspettava di vedere apparire da un momento all’altro, sul prato alto tutto in discesa dietro la casa, le due mucche accompagnate da suo fratello che tornavano dal pascolo .

Si rimetteva a cucire con l’ago stretto nella mano rugosa e si aiutava con l’altra anche quella gonfia di artrite, tirava il filo e esaminava soddisfatta  i suoi punti  corti e tutti uguali.

Aveva passato giorni a cercare e scegliere pezzi di stoffa tirando fuori dal fondo della cassapanca i vecchi vestiti riposti, ormai dimenticati. Li aveva prima scuciti ben bene e poi tagliuzzati conservando le parti migliori. Adesso stavano tutti in un cesto, una vecchia gerla che nessuno più adoperava, per lei era troppo grande e diventava pesante quando era piena di legna. Li tirava fuori uno dopo l’altro, li lisciava appoggiati sul ginocchio, il ferro da stiro lo avrebbe usato solo alla fine, li rifilava con le forbicine che teneva appese al collo con un nastro azzurro,

“ Come il colore dei tuoi occhi “, così aveva detto il nipotino guardandola da vicino.

L’aspettava, sapeva che sarebbe tornato, come tutti gli anni, durante l’estate. Figli e nipoti abitavano in città ma lui con sua madre veniva a passare qualche giorno nella vecchia casa e sarebbero andati tutti insieme a fare lunghe passeggiate sulla montagna .

La nipote era aggiornata, moderna e parlava anche l’inglese. Aveva visto e ammirato i lavori che la nonna faceva con i pezzetti di stoffa, le aveva detto che si chiamava patchwork, lei non riusciva neanche a pronunciare quella parola. Le aveva raccontato che negli Stati Uniti ogni disegno aveva un nome e che tutti conoscevano e praticavano questo lavoro di cucito. Ma a lei non importava, tanto nelle Americhe non ci sarebbe andata mai e quando sentiva la parola America diventava triste. Rivedeva il volto di suo marito, ormai morto da molti anni. Era emigrato proprio in America insieme ad altri paesani, e ricordava bene i suoi racconti. Erano tutti montanari e carpentieri, salivano in alto dove nessun altro poteva, erano come gli uccelli sugli alberi che svolazzano e intanto, salgono veloci sui rami più alti. Quando era tornato aveva pianto al rivedere la sua casa. Con i soldi americani avevano potuto crescere i figlioli che erano numerosi, ma la povertà era sempre tanta e lei aveva dovuto fare molti mestieri, come un uomo .

Adesso che era tanto avanti negli anni poteva restare seduta sulla sua seggiola bassa, guardare le montagne e passare le ore del pomeriggio con i suoi pezzetti di stoffa colorata , era più divertente delle solite calze coi quattro ferri e la lana ruvida. Appoggiava le piccole pezze in modo disordinato sopra la vecchia flanella di una camicia e le spostava finché non trovava una combinazione che le piacesse allora si aggiustava il fazzoletto colorato che le scendeva sulla fronte, un gesto quasi automatico e riprendeva a cucire.

“Venga dentro, tra un po’ piove” la nuora che veniva a darle una mano nelle faccende di casa, si era affacciata e la chiamava.

Non le aveva dato retta, finché c’era luce preferiva approfittare e continuare a cucire restando all’aperto.

Doveva chiedere alla nipote di portarle qualche disegno da copiare magari uno di quelli americani. Le piaceva quel disegno che si chiamava “la capanna di tronchi” perché rappresentava la casa, con il fuoco al centro e tante striscette di stoffa intorno a raffigurare i legni delle pareti e del tetto, come una baita in montagna, come ce n’erano tante .

Il cane alla catena abbaiava ai gatti dispettosi, tra un po’ la vicina sarebbe tornata dalla campagna con il ‘barellino’ pieno di erba fresca per le bestie e avrebbero scambiato un po’ di parole sulle novità del giorno e si sarebbe fatta l’ora di rientrare. Avrebbe rimesso a posto tutte le stoffe nella gerla, non senza aver prima riguardato con amore il lavoro appena fatto e dopo aver raccolto i fili, le striscioline di stoffa sparse per terra, allora sarebbe rientrata per preparare la zuppa di verdure per la cena . Dopo cena suo fratello si metteva davanti alla televisione , non le piaceva stare inerte davanti al piccolo schermo e rimaneva per un po’ vicino alla stufa, recitava due ‘poste’ di rosario e poi si infilava sotto le coperte. Domani avrebbe cercato meglio nel cassettone tra i vecchi vestiti qualche colore vivace, le serviva un poco di rosso, chissà ? Con questi pensieri si addormentava con il sottofondo della televisione che nessuno guardava e ascoltava nemmeno suo fratello che , come al solito, ronfava lì davanti.

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